Archivi categoria: Zibaldone – Narrativa

I cantieri aperti della scrittura

Diari

di Adriano Barra

Un diario che non è un diario – Blanchot (1959) è acido e liquidatorio: « C’è, nel diario, la felice compensazione reciproca di una duplice nullità. Chi non fa niente della sua vita, scrive che non fa niente, e così si trova di fronte ugualmente a qualcosa di fatto. Chi non scrive perché si lascia sviare dalle futilità della giornata, si volge a questi niente per raccontarli, Continua la lettura di Diari

Breve la vita felice di Salvatore D.

di Giorgio Mannacio

1.
Il titolo di questo racconto è la parafrasi di quello di un celebre testo di E. Hemigway: Breve la vita felice di Francis Macomber. Cosa unisce questi due personaggi ? Nulla e tutto. Nei rimasugli del mio francese ho trovato una locuzione curiosa : Chateaux en Espagne che corrisponde al nostro Castelli in aria o Castelli di sabbia: insomma un progetto costruito con materiale friabili e indegni di essere utilizzati. Ecco quello che unisce Hemingway a Salvatore D.: la Spagna. Per quello che li divide si vedrà. Non ho voluto scrivere per intero il cognome di Salvatore. Posso dire che rimanda ad una città della Grecia classica e mi piace pensare che ciò attesti un’antica e quasi nobile origine della famiglia, poverissima, della quale faceva parte. Continua la lettura di Breve la vita felice di Salvatore D.

Disoccupazione

di Davide Morelli

Ho appena pubblicato uno stralcio di romanzo (“La gente per bene”) che ha per tema il problema della mancanza del lavoro o della sua precarizzazione; e  arriva un altro racconto sullo stesso tema. Vedo pure che lo stesso tema è oggetto d’attenzione di uno studioso come Alessandro Visalli (qui e qui). Non esito perciò a pubblicare di seguito al testo di Francesco Dezio il racconto di Davide Morelli. Per dare  risalto alla questione del lavoro e far notare,  come segno dei tempi (bui), che soltanto allo strumento ambivalente  (perché consolatorio e di testimonianza) della scrittura  e della letteratura sono costretti a ricorrere quanti vivono sulla loro pelle un problema non personale ma sociale e politico, che in altri tempi  riusciva a scuotere sindacati, partiti, intellettuali e opinione pubblica.  Difficile è oggi passare dai  cahiers de doléances privati o letterari all’organizzazione di  un discorso pubblico non genericamente populistico ma di rivendicazione collettiva ragionata (cosa che non è – sia chiaro – la chiacchiera attuale sul  reddito di cittadinanza). Il primo passo, comunque, è non chiudere gli occhi, ascoltare tutti i balbettii che salgono dai singoli umiliati ed offesi, riuscire ad immaginare anche il silenzio dei tanti che sono stati dimenticati non solo dai governanti ma anche da quanti un lavoro o una pensione ce l’hanno. [E. A.] Continua la lettura di Disoccupazione

Da “La gente per bene”

di Francesco Dezio

Camminiamo io e me stesso su un tapis roulant e la citta finta ci scorre davanti, l’attraversiamo rimanendo sempre nello stesso punto. Cambia lo scenario, che continua a svolgersi davanti a noi mentre, con una costanza stoica, allunghiamo le nostre gambe sul nastro di gomma. Passeggiamo e riflettiamo, artificialmente scontornati in questo surrogato di realtà. Veniamo attraversati da caseggiati, rotonde, dalla stazione, dal corso, Continua la lettura di Da “La gente per bene”

Lo sposo sinistro

di  Alessandra Pavani 

Non finivano mai quelle scale? E quando si sarebbe concluso quell’incubo che forse non aveva mai avuto un inizio, ma che tuttavia esibiva ai suoi piedi un tappeto per meglio guidarla verso il suo abisso? Quanto più saliva, tanto più vi sprofondava, stregata soltanto da quel braccio teso che sporgeva a darle il benvenuto e che già si rigava di lacrime; e intanto queste scivolavano dolenti lungo la ringhiera, scrostandola, e attraverso il suo guanto Dimitra le sentì urlare in silenzio. Continua la lettura di Lo sposo sinistro

Il paesaggio reinventato

di Angelo Australi

Alcuni anni fa mi è capitato di andare per lavoro a Padova con il responsabile dell’Ufficio Ambiente del Comune di Fiesole. Si chiama Mario. Mario Cantini. Geometra Mario Cantini. Continua la lettura di Il paesaggio reinventato

Il primo argento

di Alessandra Pavani

I due pianoforti erano uno di fronte all’altro, identici come se uno specchio li dividesse. E di specchi ce ne erano perfino troppi, l’intera sala ne era piena, a moltiplicare all’infinito quel profluvio di velluti e di merletti che nell’attesa si deliziava del proprio lustro. Era l’ineffabile ora del tardo pomeriggio autunnale in cui le ombre, allungandosi, si fanno più dolci lungo i viali alberati che conducono alle ville, e chi riposa sui divani sente sfumare sotto le dita una realtà che diviene sempre più languida. La poetessa aveva appena finito di declamare, e nell’aria aleggiavano ancora gli ultimi applausi quando, con uno sbadiglio nascosto dietro il ventaglio, una voce indiscreta incrinò il crepuscolo miagolando: “Ma che cosa  aspettiamo?” . ”Milady”, protestò sir John Radcliffe con un ghigno indignato. “Aspettiamo l’esibizione dei gemelli Silver!” Continua la lettura di Il primo argento

All’assemblea sindacale

di Dinamo Seligneri

Quell’anno, poteva essere poco prima di Carnevale o forse addirittura Pasqua, non ricordo, andai alla prima ‘ssemblea sindacale della mia vita.
La scuola morta dove facevo servizio aveva, come si dice, aderito in massa (e già questa era una grande novità). Che è che non è, alla fine mi risolsi ad andarci pure io.
Da giovanissimo avevo partecipato ad alcune riunioni politiche nelle vecchie case del popolo del quartiere industriale del paese, a quel tempo già convertite a sedi di partito, si chiamava DS il partito, e le sezioni sezioni della Sinistra giovanile, mi pare… che io che andavo là più che altro perché mi piaceva girare con lo scuterino per il paese e fare dei Continua la lettura di All’assemblea sindacale

Barunisse

Narratorio

 

di Ennio Abate

Ma a chi parlare di Barunisse oggi? E perché? Ai poeti, ai poeti morti. A uno come Mandel’štam, di cui sto leggendo “Quaderni di Voronez”, a Cesare Pavese, che ho amato in gioventù, a quelli di allora, di cui qui parlo e che sono nel frattempo morti. Continua la lettura di Barunisse

Il gatto e il vescovo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Giorgio Mannacio

1.
C’era una discussione continua tra mio padre e mio cugino Tommaso ( non conoscevamo all’epoca lo snobismo di Tomaso con una m sola). In verità si trattava di un parente lontano come sarebbe più corretto definire il rapporto, usando una precisa indeterminatezza. Ma la nostra terminologia genealogica non seguiva i criteri notarili del Codice civile. Bastava un matrimonio remoto o eventi simili, a volte anche soltanto la comunanza del cognome unita ad una simpatia o stima reciproche, e si entrava nella famiglia. Continua la lettura di Il gatto e il vescovo