Archivi categoria: Zibaldone – Narrativa

I cantieri aperti della scrittura

La confessione

di Franco Casati

   Si dice, a volte, che la speranza muove i tuoi passi. Tutte le persone anonime che vengono incontro a Livia lungo il marciapiede altro non sono che ombre da scartare al più presto, brevi ostacoli fra l’idea che la anima e la realizzazione di un desiderio urgente affidato al gesto di alzare la cornetta del telefono e di comporre un numero, non appena giunta al proprio domicilio. Continua la lettura di La confessione

Dyane sei

una storia d’amore d’altri tempi

 di Angelo Australi

 Porca miseria, prigioniero ogni sera in questa confraternita di pazzi!

… Mai una volta che tutto scorra tranquillamente. Al lavoro non fai che nasconderti la vita, poi finisci la giornata in bellezza, … su questa strada del cazzo. Becco e bastonato. Ecco come torno all’ovile.

Sembrava che nei pensieri parlasse a se stesso mentalmente, ad alta voce. Continua la lettura di Dyane sei

La Provvidenza

di Franco Casati

   Maria sarebbe stata contenta del ruolo di casalinga, diversamente da quello che è il luogo comune: del precedente lavoro aveva avuto abbastanza esperienza, anni di vita trascorsi a fare l’impiegata, chiusa in un ufficio con una sola finestra che si affacciava contro il muro scalcinato di una vecchia casa in demolizione, praticamente sottoposta ai voleri capricciosi di un datore di lavoro, strampalato e imprevedibile, spiando la luce del giorno che scemava contro quel vecchio muro sbrecciato, dove il cotto dei mattoni in vista si accendeva per alcune ore e si spegneva inesorabilmente prima che lei potesse ritrovare la libertà della strada. Continua la lettura di La Provvidenza

Lui ha un’anima

di Franco Casati

   Il maestro abita in un vecchio casolare di campagna, con le porte e le finestre orlate di cotto, fiancheggiato da un alto fienile, naturalmente vuoto, percorso da rondini che intrecciano i loro voli fra i nidi e le grandi finestre diroccate. La casa è fronteggiata, a una certa distanza, da villette di recente costruzione, allineate lungo la strada provinciale. Egli è venuto ad abitarvi con la moglie dopo che gli ultimi proprietari l’hanno abbandonata, visto che i loro figli non ne volevano più sapere di lavorare i campi: tutti in città, a stipendio fisso e a orario sindacale. Continua la lettura di Lui ha un’anima

Un percorso collettivo di scrittura

Una volta l’esperienza passava di bocca in bocca  e i narratori, quelli che mettevano per iscritto le storie, attingevano a questo immenso serbatoio. E ora?  Malgrado  il predominio nella nostra epoca del romanzo e dell’informazione, ancora si scrivono racconti. In questi “spontanei” che la regia attenta e partecipe di Dario Borso ha strappato a un circuito strettamente amicale e all’oblio opaco in cui viene mantenuta colpevolmente la cosiddetta “scrittura di massa”,  i temi sono quelli di una quotidianità   penetrata dalla  sofferenza  fisica e psichica. Eppure gli scriventi hanno saputo modellarli in forme che  riecheggiano  gli schemi nobili  della fiaba, della novella, della leggenda. Per far conoscere questa bella esperienza, pubblico la premessa di Dario Borso e uno dei nove  racconti.  Il PDF che li raccoglie tutti sarà presto a disposizione  per cura della neonata Biblioteca Inclusiva della Fondazione Bertini Malgarini di via Caroli 12  a Milano.  [E. A.] Continua la lettura di Un percorso collettivo di scrittura

I sentieri di Velio

di  Mario Marchionne

Ciò che più colpisce in questo testo così complesso è la densità del percorso linguistico, metaforico, materico. La scelta lessicale, precisa e senza sbavature, si addensa in una sua fisicità che rimanda non semplicemente ai movimenti, ai pensieri, ai vissuti più o meno drammatici delle persone, ma alla complessità del mondo in cui si divincolano: tutto si espande si contorce si frantuma in questa realtà che non è mai astratta, sembra di buttarcisi dentro, anche con fatica, ma sempre con questo nostro mondo che, fortunatamente, non ci consente di estraniarci. Continua la lettura di I sentieri di Velio

“Utopia” di Peter Cowlam

L’enorme ricchezza di Zora Murrillo è un mistero per gli abitanti di Hoe, la cittadina inglese in cui la ragazza, inopinatamente, arriva. Ma non è il solo mistero nella vita della giovane donna, la cui personalità magnetica ed enigmatica non può non stuzzicare la curiosità degli abitanti della cittadina di provincia, in particolare, del cronista locale Andrew Mawdrie. Dopo l’acquisto e la ristrutturazione dell’hotel Pleiades, da lei trasformato in cabaret, la curiosità intorno a Zora cresce anche in seguito alla comparsa di un uomo misterioso. Il suo nome è Em (anche M o Emoticon) e sembra essere legato a Zora da lunga amicizia. Em, agli occhi del mondo, è il redattore di cronaca mondana del Bluffington, ma dietro questa maschera si cela altro. Em  sembra conoscere la parte della vita di Zora anteriore all’arrivo in Inghilterra. Non solo: si scopre, nel corso della narrazione, che Em ha giocato un ruolo centrale non solo per consentire a Zora di raggiungere l’Inghilterra e Hoe, ma anche nella fuga del padre di lei, il dott. Raphael Murrillo – esperto di intelligenza artificiale e creatore, insieme alla figlia, di automi quasi  perfetti – da Utopia, loro terra natale: un luogo dove corruzione, burocrazia, colpi di Stato, dittatura militare sono una costante.   La trama, fitta di intrighi e colpi di scena, si snoda in 36 brevi e icastici capitoli.  Il mistero sulla vita e la reale natura di Zora sembra, però, destinato a non sciogliersi, neppure alla fine del romanzo. (La traduzione e la cura dei due capitoli di Utopia sono di Angela D’Ambra)

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Rodari e Lucumoni

Fantastica in esercizio 

 

di Filippo Nibbi

Regalo di Natale

<< Nello scavare le fondamenta per la mia casina di campagna i muratori hanno incontrato e sfasciato un muro etrusco: ho i Lucumoni in cantina! Porsenna mi regge la tazza del cesso… Che farete, adesso? Allibirete, finalmente?>> Continua la lettura di Rodari e Lucumoni

Il male immedicabile (un sogno del mattino)

di Elena Grammann

L’ articolo è ripreso dal blog Dalla mia tazza di té (qui)

Il male immedicabile si manifesta durante l’ultimo sonno, quando credi di ripristinare, dormendo tardi, i ritmi circadiani sbilanciati da Battlestar Galactica nel freddo della notte, davanti al tubo catodico che si squaglia al crescendo forsennato dei wadaiko.

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