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Poliscritture 3. Un confronto

 di Giulio Toffoli e Ennio Abate

Rendiamo pubblica questa  riflessione di Giulio Toffoli e mia. Partita da una poesia, è diventata interrogazione preoccupata sulla fine  della storia da cui veniamo, sul mutamento sconvolgente e pieno di rischi che  l’umanità sta affrontando; e anche – in piccolo – sul senso stesso di continuare una rivista come Poliscritture oggi che ogni discorso di cooperazione critica  sembra divenuto impraticabile. Sui vari temi entrambi abbiamo dubbi  e giudizi diversi  o contrastanti.  E riconosciamo che è venuto meno   quel linguaggio comune, che  c’era o ci siamo illusi ci fosse fino a un recente passato. Tuttavia, pensiamo sia ancora utile confrontarci anche con altri e cercare dire al meglio, per quanto è possibile,  le nostre (scisse)  verità. [G. T. e E. A.] Continua la lettura di Poliscritture 3. Un confronto

25 aprile targato Nato. 25 aprile, ohibò, rovinato

di Samizdat

Ah, com’eran  – ragazzini  e belle e sveglie –  i partigiani nel ’45!

Ma voi, invece, dietro i Violante, sdoganatori dei “ragazzi di Salò”.
Dietro i Pansa del “sangue dei vinti”(fascisti). E, ahi, pure dietro
gli sbeffeggiatori della Resistenza “rossa e non democristiana”.

E oggi vi beccate questi Letta, ciarlatani USA dai sorrisi cardinalizi?
E gli equiparatori d’un Zelensky   nazionalfascistoide ai partigiani?
E gli sventolatori di bandiere Nato al posto dello straccio rosso?

Smartphone rotti?  Bussola di Marx rotta?  Eppur bisogna andar!
Difendiamo le “nostre verità” partigiane! Quali? Quali? Quali?
No alla guerra dei filoamericani! No alla guerra dei filoputiniani.

 (da leggere  riascoltando “ Vi ricordate quel diciotto aprile” qui:
https://www.ildeposito.org/canti/vi-ricordate-quel-diciotto-aprile)

 

Due spunti di riflessione


a cura di Ennio Abate

AL VOLO/RAPARELLI

«I movimenti – scrive Raparelli – faticano a far durare l’apertura democratica. Alcuni sostengono che ciò accade perché non si presentano sulla scena o non lo fanno abbastanza (…) Altri lamentano l’incapacità a trasformarsi in partito e, dunque, in potere politico nelle istituzioni dello Stato». «Più banalmente – osserva – occorre riconoscere che la loro debolezza ha molto a che fare con la drammatica precarietà delle condizioni di lavoro e di vita di chi li anima».

(da https://operavivamagazine.org/una-vita-politica/?ct=t(RSS_EMAIL_CAMPAIGN)

 

 

AL VOLO
Papa Bergoglio da Fazio
Non c’è più religione. C’è televisione
(E. A.)

[a Federico Molineri] E’ questione complessa che non si può tagliare con l’accetta. Per me il punto più alto di riflessione resta quello  sfiorato da Marx, ma il successivo fallimento delle rivoluzioni socialiste fa ridiventare la questione  ancora più complicata e la soluzione più incerta. Ti segnalo  questo saggio che ho trovato on line ( ce ne sono tanti altri).

KARL MARX E LA RELIGIONE COME «OPPIO DEI POPOLI»
di Franco Livorsi
https://www.ilponterivista.com/blog/2020/01/09/karl-marx-e-la-religione-come-oppio-dei-popoli/

Stralci:

1.

Essa è la realizzazione fantastica dell’essenza umana, poiché l’essenza umana non possiede una vera realtà. La lotta contro la religione è quindi, indirettamente, la lotta contro quel mondo del quale la religione è l’aroma spirituale. La miseria religiosa esprime tanto la miseria reale quanto la protesta contro questa miseria reale».

Da un lato è realmente miserabile credere in un’ideologia che dice che la miseria reale è propria di un mondo colpevole; ma dicendoci questo la religione ci dice anche che il mondo com’è non va, che è urgente accedere a “un altro mondo” perché nel nostro al posto del paradiso c’è appunto la miseria reale.

«La religione è il gemito dell’oppresso, il sentimento di un mondo senza cuore, e insieme lo spirito di una condizione priva di spiritualità. Essa è l’oppio del popolo».

Marx conosceva sicuramente il romanzo autobiografico dell’inglese Thomas de Quincey Confessioni di un mangiatore d’oppio (1821-22) e, oltre a tutto, viveva in un tempo in cui i lavoratori, spesso abbrutiti dalla fatica, nel fine settimana facevano appunto esperienza dell’oppio, come si vede ancora in Martin Eden di London (1909), in un tempo in cui il suo uso era totalmente libero. Qui sta a significare che le visioni paradisiache che l’oppio dà equivalgono alle speranze vane nel paradiso, e hanno lo stesso significato di evasione artificiale dalla realtà.

«La soppressione della religione in quanto felicità illusoria del popolo è il presupposto della sua vera felicità. La necessità di rinunciare alle illusioni sulla propria condizione, è la necessità di rinunciare a una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione è quindi, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l’aureola».

A questo punto emergono alcuni altri passaggi decisivi: «La critica non ha strappato i fiori immaginari della catena perché l’uomo continui a trascinarla triste e spoglia, ma perché la getti via e colga il fiore vivo».

Qui, per esempio, c’è una differenza di fondo rispetto a quel che dirà poi Sartre in La nausea (1938) e in L’essere e il nulla (1943), in cui la coscienza che Dio non esiste, e il paradiso nemmeno, segnano lo svelamento del carattere tragico della vita in se stessa, da cui non si potrebbe mai uscire, per quanto possiamo ricercare situazioni di fuggevole gioia e persino di spontanea forte solidarietà tra oppressi (poi oggetto della sartriana Critica della ragion dialettica)9. Marx, per contro, qui ci dice chiaramente che non si vuol togliere la fede nel «Dio in noi» e nel paradiso per lasciare l’uomo cosciente del nulla, disilluso, disincantato e disperato, ma per indurlo a cogliere “il fiore vivo”, ossia la vita bella al di là dei sogni “oppiacei” della religione: l’armonia realizzata da farsi, non tanto diversa dal paradiso in terra. Infatti qui egli seguita così: «La critica della religione disinganna l’uomo, affinché egli consideri, plasmi e raffiguri la sua realtà come un uomo disincantato, divenuto ragionevole, perché egli si muova intorno a se stesso e quindi intorno al suo vero sole. La religione è soltanto il sole illusorio che si muove attorno all’uomo fino a che questi non si muove attorno a se stesso. È dunque compito della storia, una volta scomparso l’al di là della verità, di ristabilire la verità dell’al di qua. È innanzi tutto compito della filosofia, operante al servizio della storia, di smascherare l’autoalienazione dell’uomo nelle sue forme profane, dopo che la forma sacra dell’autoalienazione umana è stata scoperta. La critica del cielo si trasforma così in critica della terra, la critica della religione nella critica del diritto, la critica della teologia nella critica della politica».

2.

Il punto che però sarà ulteriormente da approfondire mi pare il seguente: «Se tale rovesciamento della prassi, ossia realizzazione dell’armonia che la storia ha perduto o mai trovato, risultasse impossibile, che cosa dovremo dedurne in tema di “paradiso” da trovare? Non dovremo per caso percorrere la strada che da Hegel ha portato al crollo del comunismo – sia pure, ora, infinitamente arricchita da ciò che così si è capito in duecento anni e più – alla rovescia?».

La discussione ulteriore dovrebbe affrontare anche tale interrogativo.

 

Economisti d’oggi. Su “Democrazia sotto assedio” di Brancaccio



(dalla pagina FB di Sandor Kopacsi: https://www.facebook.com/sandor.kopacsi.5)

a cura di E. A.

Stralci:

1.
Innanzitutto, Brancaccio non casca nella trappola campista tipica della sinistra italiana oggi, in cui o sei un fan della BCE o sei un sovranista che vuole affondare i barconi dei migranti. È spiegato molto bene come questa dicotomia sia del tutto falsa e sia solo un modo con cui la sinistra italiana si fa dominare da questo o quel pezzo della classe dominante. Contro i primi spiega che si tratta di “codismo che va scongiurato” che consiste nel “mettersi sulla scia dei grandi capitali e delle loro rappresentanze politiche”; dei secondi tratteggia “il continuo vezzeggio del cosiddetto ceto medio” che “porta ad assecondare ogni possibile “reazione” piccolo borghese”; Continua la lettura di Economisti d’oggi. Su “Democrazia sotto assedio” di Brancaccio

Sraffa, il valore, il lavoro

SECONDA PARTE CON APPENDICE

di Franco Romanò

Torniamo ora alle lezioni di Sraffa. Le abbiamo lasciate in un momento che possiamo ancora considerare un preambolo, che continua con una divagazione che riguarda in particolare Adam Smith e i presupposti della sua ricerca, che Sraffa vede nella necessità di attaccare il mercantilismo. Nel prosieguo, il discorso si allarga alle concezioni filosofiche ed è proprio su questo argomento che Sraffa fa questa affermazione:

… Dobbiamo ricordare … la differenza fra la moderna e nostra concezione della legge naturale e quella che ne aveva Smith … Noi concepiamo la legge naturale come il modo in cui una particolare classe di eventi si verifica, tale che essa non possa avvenire in nessun altro modo. Per Smith la legge naturale è una sorta di forza esterna direzionata verso fini benefici e armoniosi, ai quali è tuttavia possibile sfuggire, a condizione che si diventi però passibili di una sanzione … Tale nozione è particolarmente adatta quando una particolare politica chiamata in causa deve essere rappresentata come una legge naturale, in un modo cioè che la moderna concezione di legge naturale rifiuta. Continua la lettura di Sraffa, il valore, il lavoro

Un sindaco socialista

APPUNTI PER UN RITRATTO POLITICO DI FRANCESCO GIALLOMBARDO

Salutano 
i miei immigrati
contenti degli stracci più colorati
che dopo anni di cottimo
hanno indossato

(E.A.,Samizdat Colognom, Ed.CELES, gennaio 1983)

di Ennio Abate

Non dovrei essere io a scrivere questo profilo politico di Francesco Giallombardo, sindaco socialista di Cologno dal 1980 al 1985, da tempo isolato, dimenticato e scomparso il 30 dicembre (2021) scorso. Lo avrebbero dovuto scrivere i suoi amici di partito o i suoi avversari politici o l’attuale sindaco, Angelo Rocchi. Ma parlare di Giallombardo significherebbe tirare in  ballo la questione della sinistra a Cologno Monzese e del suo ruolo controverso nella storia di questa città: un argomento scomodo se non scottante. E, perciò, quasi tutti si sono limitati a reticenti e sbrigativi RIP. Continua la lettura di Un sindaco socialista

Ennio – Piero. Due lettere del 1981

Riordinadiario 1981

di Ennio Abate

Piero Del Giudice è morto il 30 agosto 2018. Ne abbiamo ricordato la figura (qui, quiqui, qui).  Qualche suo articolo era apparso prima anche su Poliscritture (qui, qui). Mentre proseguo la sistemazione del mio  “riodinadiario”, per ricordare ogni tanto  anche ad altri la sua  figura, pubblico (scannerizzandola da una fotocopia: i riquadri sono stralci di articoli tratti dai giornali, qui illeggibili)  una sua poesia, Oggi si leva, e  due lettere del 1981. [ E. A.]

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Antimarxismo tinto di femminismo spiccio

Jenny von Westphalen e Karl Marx

Al volo/Alla ricerca del Marx perduto (2)

di Ennio Abate

Sto leggendo il libro di Marcello Musto su Marx e, come al solito, su  alcuni dei gruppi di FB avevo lasciato  giorni fa questo mio:

AL VOLO/ VOI CHE TANTO PUBBLICATE, IMPARATE (DA MARX!)

"La sua [di Marx] scrupolosità era meticolosa: "si rifiutava di scrivere una frase se non era in grado di di provarla in dieci modi diversi". Il convincimento dell'insufficienza delle informazioni e dell'immaturità delle sue valutazioni gli impediva di pubblicare gran parte dei lavori a cui si era dedicato, che rimanevano, perciò, abbozzati e frammentari".

(da Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi, pag. 52, Carocci, Roma 2011)
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Totalitario Marx? Eh, no!

di Ennio Abate

Sul blog di Elena Grammann  nell’articolo da lei pubblicato l’11 dicembre 2021 (qui) leggo con rammarico:

Un po’ più di un anno fa ho iniziato a collaborare col sito Poliscritture. È stata un’esperienza impegnativa e piuttosto faticosa, ma molto proficua. Purtroppo l’impossibilità di ammettere che il marxismo possa sfociare in qualcosa di diverso da un regime totalitario – così come un’istintiva e radicata diffidenza nei confronti di organismi spontaneamente collettivi (e ancor più, s’intende, di organismi coercitivamente collettivi) – mi costringono a defilarmi. Pubblico quindi qui l’ultimo articolo che avevo preparato. Fa parte di una sottorubrica pomposamente intitolata “Prontuario tascabile di letteratura francese” che magari, se c’è interesse, continuerò qui Continua la lettura di Totalitario Marx? Eh, no!

Marx “ecologista”

Riordinadiario 1985/ “Samizdat Colognom” a cura di E. A. – aprile-maggio 1985

La lettura dell’articolo di Luca Chiarei (qui) e l’approfondito saggio di Alain Bihr (qui) mi hanno fatto ricordare di un “foglio volante” che avevo scritto e pubblicato nel 1985  in appoggio  speranzoso alla presentazione  a Cologno Monzese della prima Lista verde alle elezioni comunali.  Lasciando perdere i riferimenti locali e dichiarando  delusione e disprezzo per la corruzione tutta italiana del cosiddetto partito verde, stralcio questo brano dell'”intervista esclusiva a Karletto Marx”. Mi pare in sintonia (elementare)  con l’analisi di Bihr.   [E. A.] Continua la lettura di Marx “ecologista”