Archivi tag: Torino

I miei anni Settanta a Cologno (1)

di Donato Salzarulo

Una città è anche costruita mediante i ricordi che riusciamo a conservare delle esperienze che in essa vi facciamo e in qualche modo passiamo ad altri, forse persino ai più giovani. Questi di Donato Salzarulo si inseriscono nel lavoro di scavo sugli anni ’70 promosso dal gruppo “On the road again. Anni 70 a Cologno”  (di cui qui e qui). Pubblico la prima parte del suo scritto. E appena possibile la seconda. [E. A.]

Arrivai a Cologno tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre del 1968. Non ricordo bene il giorno. So che ad accogliermi c’erano mio fratello e i miei cugini materni Peppino e Gerardo Ferricchio. Loro erano arrivati qui già da diverse settimane, si erano sistemati in una mansarda di Via Corridoni a Ginestrino e lavoravano in alcune grandi fabbriche. Mio fratello da pochi giorni alla Candy di Brugherio, Peppino alla Pirelli di via Ripamonti e Gerardo alla Breda siderurgica di Sesto.

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Il mio Sessantotto: il respiro della libertà

di Donato Salzarulo

1. – A diciotto anni compiuti, tra l’autunno del 1967 e l’inizio dell’estate del ’68, ho vissuto a Rivoli, un comune abbastanza popoloso della cintura torinese (ad oggi circa 49.000 abitanti). Continua la lettura di Il mio Sessantotto: il respiro della libertà

Da “L’utopia concreta” a “InOltre”

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di Giuseppe Muraca

Questo intervento di Giuseppe Muraca e il carteggio ad esso allegato permettono d’intendere meglio sia i precedenti della rivista “Inoltre” di cui ho parlato qui  sia la varietà e vivacità delle spinte intellettuali che negli anni ’80-’90 hanno continuato a tentare di capire la crisi generale della sinistra socialista e comunista italiana evitando i facili pentimenti e il cospargimento di cenere sul capo, di cui ha dato prova di recente il l’ex “capo dei rifondatori” Fausto Bertinotti (qui). Spero  di ospitare altri interventi di promotori di riviste di quei decenni e chissà di ritessere  ancora un filo di ricerca comune. [E.A.]
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IN MORTE DI VITTORIO RIESER (Un’intervista del 3 ottobre 2001)

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Foto di Vanna Lorenzoni

[Avrò visto e ascoltato Vittorio Rieser un paio di volte in via Vetere a Milano negli anni Settanta. In qualche seminario di Avanguardia Operaia – organizzazione “extraparlamentare” (questa la definizione dei giornali ostili) a cui ho partecipato io pure dal ’68 al ’76. Poi, nella seconda metà degli anni Ottanta, l’ho incontrato ad Agape di Praly, il centro dei valdesi, dove ancora era possibile  durante qualche campo estivo discutere  di argomenti socio-politici con studiosi o militanti – diciamo pure – in pensione o già messi ai margini dal nuovo corso che porterà alla distruzione della Sinistra. A differenza di altri, nei confronti del Rieser studioso mi è rimasta una stima rispettosa, anche dopo la sua scelta di rientrare nel PCI. E  ho avuto un’attenzione saltuaria ma coinvolta verso i suoi scritti più recenti, soprattutto quelli di bilancio storico, che mi è capitato di trovare sul Web o sul sito de «L’Ospite ingrato» del Centro F. Fortini (qui e qui). Li ho letti, però, con crescente distacco. Sia per la consapevolezza della comune sconfitta, che rende  amaro ogni sguardo al passato. Sia per diffidenza verso quella sua scelta di continuare la militanza nel PCI o in Democrazia proletaria o in Rifondazione comunista. Mentre la mia è stata la via dell’isolamento o, come poi l’ho chiamata, dell’esodo: pensare e agire per quel che ancora si poteva, ma al di fuori di ogni istituzione sindacale o politica, storica o residuale di quella stagione politica, nella quale il termine ‘sinistra’ aveva avuto  un qualche senso. Se oggi, malgrado le distanze, mi sento di onorare Vittorio Rieser, come mi è capitato per altri compagni conosciuti di striscio o frequentati allora (Danilo Montaldi, Massimo Gorla, Costanzo Preve,  Franco Pisano) è perché, fra le ceneri di molte loro parole, ancora trovo qualche brace intensa della vampata di quegli anni. Continua la lettura di IN MORTE DI VITTORIO RIESER (Un’intervista del 3 ottobre 2001)