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Lo spettro

di Rita Simonitto

Si sentiva vecchio e stanco. Ma non era tanto la vecchiaia a turbarlo. In fondo che erano quasi ‘ducentanni’ al confronto di altri spettri più anziani? Era la stanchezza a preoccuparlo di più. Lo avevano rivoltato in lungo e in largo come un calzino (“ecco qua un buco!”, “ma questo rammendo lascia un po’ a desiderare!”, ecc. ecc.). Però ciò che lo infastidiva maggiormente era quel loro storcere il naso: puzzava… dicevano. Ebbene, sì, quando si cammina i piedi sudano e non odorano certo di verbena! E magari si calpesta qualche cosa che non si dovrebbe…! Ma che cosa avrebbe dovuto fare? Stare fermo o andare invece a cercare gli eventi la cui natura (ovviamente évènementielle) è imprevedibile così come la loro concatenazione (“perché adesso?”) e quindi bisognava andarli a scovare…! Un simile trattamento non era stato riservato nemmeno all’altro ‘cristo’ che di cammino ne faceva abbastanza. Ma si sa. Noblesse oblige. C’è chi nasce da quotati lombi e chi invece no: Beh, certo, non poteva dire che anche lui non fosse dotato di certe ascendenze… ma forse aveva sbagliato nello scegliere gli influencer giusti. Continua la lettura di Lo spettro →

Poesie scelte da «Ogni vigilia è disarmata»

di Giorgio Mannacio

Sulla recente raccolta pubblicata da Giorgio Mannacio ricordo anche le riflessioni mie (qui) e quelle di Ezio Partesana (qui). [E. A.]

SIPARIO

 
Di notizie e  di sabbia è rosso il cielo:
è il deserto che arriva in questa
vigilia disarmata
che veglia si può chiamare.
Non fanno alcun rumore le derive dei continenti .
Ha senso rinominare
l’origine, il percorso ed il destino
della rosa dei venti
se falso è il fiore?
Ne spira uno soltanto,
uno soltanto è il punto cardinale
d’ogni furore  
e d’ogni indifferenza
e a spegnere la candela un soffio basta.
 
  
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“Il corvo” di Edgar Allan Poe

 

 

Versione di Alberto Mari con tre suoi disegni

 

Una volta, una tetra mezzanotte
mentre esausto meditavo,
su strani e maliosi volumi,
d’un obliato sapere, ero quasi
assopito, reclinando
il capo, quando, a un tratto,
s’udì battere piano, come
se qualcuno sommesso, bussasse
alla porta di camera mia.
“E’ qualche visitatore – mi dissi –
che picchia così alla mia porta,
solo questo e nulla più.”

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La Fanciulla Rapita

fANCIULLA RAPITA0001
Tabea Nineo, La fanciulla rapita, carboncino 70×100, 1993 circa

 (da un dipinto di Ennio Abate)

di Ubaldo de Robertis

Dove fugge, di giorno, e forse, soprattutto di notte,
il giovane
favorito dalla stessa alternanza di ombre e luci,
/aspetti peculiari del ritratto/? Continua la lettura di La Fanciulla Rapita →