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25 aprile 2020: a chiacchiere, coi fatti

Questa foto è tratta dal post odierno di Accio Claudio Di Scalzo su FB (*)

Samizdat

In uno scritto di Fortini del 1975, intitolato Lisiàti si legge: Uno sfoglia queste carte [la biografia del partigiano Lisiàt (Athos Iovi) fucilato il 1° settembre 1944] e subito pensa che quella era una vita, così ridotta dal tempo trascorso. E più avanti: Che cosa significa: “ricordano”?. Ponendosi dinanzi all’ombra di Lisiàt dal punto di vista di un noi allora ancora capace di farsi carico del passato della Resistenza, Fortini scriveva: è degno di ricordo perché difese la giusta parte. Ma oggi? Non esiste più questo noi. Esiste, invece, un noi ipocrita e retorico che ha ridotto la Resistenza a chiacchiera o a slogan pubblicitario tricolorato o a svuotato bellociaoismo. E allora – pochi, isolati, dispersi e fuori da ogni cerimonia ufficiale – vale la pena di porgere l’orecchio a fatti (come quelli raccontati nell’articolo di Cinzia Arruzza e Felice Mometti) che, pur seppelliti e rimossi dalle roboanti cazzate dei vari governanti sfascisti, ancora insistono ad accadere. E vogliono un’intelligenza politica nuova, che li interpreti e li strappi ad una apparente insignificanza. Perché il combattimento per il comunismo è già il comunismo (qui):

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Contratto di piperno

di Stefano Taccone

Da “Morfeologie” un nuovo racconto di Stefano Taccone, già qui portatore di una necessaria e intelligente ironia. [E. A.]

Sto attraversando Piazzale Loreto ed è il 25 aprile. Ma che ci faccio oggi e quest’anno a Piazzale Loreto? Lo scorso anno in una traversa di Piazzale Loreto c’era l’istituto nel quale insegnavo e quindi stavo sempre qui… Non so quante volte mi sono perso nei meandri di Piazzale Loreto, perché tutte le traverse mi pareva si assomigliassero… Passavo minuti e minuti prima di trovare la via dell’edificio scolastico e ogni mezzo secondo era un battito accelerato, ché a Milano sono più “fascisti” degli svizzeri con gli orari. Se arrivi tardi a un collegio dei docenti, a un consiglio di classe, a un consiglio di dipartimento o a un altro rompicapo simile che il preside tira fuori a raffica, quasi come dovesse organizzarci l’intrattenimento pomeridiano, ti mettono assente ingiustificato e parte la sanzione disciplinare. E arrivare tardi qui non significa un quarto d’ora, venti minuti… Ne bastano cinque per comminarti una pena di morte appendendoti a testa in giù…

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Punti di vista

di Giorgio Mannacio                                     

Il titolo – deliberatamente modesto – vuole sottolineare come ciascuno di noi manifesti, quale che sia il suo campo di osservazione, atteggiamenti e opinioni largamente influenzate dalla propria storia. Anche quest’ultimo vocabolo viene qui utilizzato in una versione modesta. Con esso non si allude alla catena degli avvenimenti  importanti ai quali ha assistito o ai quali ha partecipato ma a tutti quegli elementi della sua esperienza . Questa può consistere sia in avvenimenti visti o vissuti.

Sia in tracce culturali sia infine in superstizioni fossilizzate come verità. Questo percorso di esplorazione ci porta a spiegare i comportamenti e le opinioni . Altro è il problema della loro giustificazione in base a “ valori “  .

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In morte di un reazionario

di Ennio Abate

PUNCTUS CONTRA PUNCTUM: CERONETTI/SAMIZDAT

La morte di Guido Ceronetti ha dato la stura ai panegirici sulla stampa: “grande scrittore”, “grande traduttore” di testi biblici, ecc. Mi ha stupito (solo perché sono vecchio) che su Facebook molti “amici” si accodassero agli osanna e condividessero la sua ultima intervista al “Fatto quotidiano” (qui) di Silvia Truzzi, sovranisticamente intitolata “Sono un patriota orfano di patria. Italia, regno della menzogna”, un vero “grido di dolore” reazionario. E allora ho ripescato nel mio salvadanaio culturale alcuni spiccioli di cultura critica del solito Fortini, che Ceronetti l’aveva conosciuto da vicino (qui). I commenti seguiti mi hanno indotto a  contestare punto per punto  le “sparate” di Ceronetti in quella intervista. [E. A.]

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Il 25 aprile nella mia memoria

Bella la via imboccata da Giorgio Mannacio: partire dai segni che la storia imprime nella memoria dei singoli e poi connetterli all’oggi, ai pensieri o ai dubbi che ci travagliano su quello stesso passato/presente/futuro. Per incoraggiare altre riflessioni simili in Appendice aggiungo gli appunti di lettura tratti dal magnifico libro di Claudio Pavone, «Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza», che ho finora pubblicato in “Poliscritture su Facebook” in coincidenza con le polemiche (non solo locali) che ogni volta la celebrazione del 25 aprile suscita.  L’intento è collegare memoria e storia, sentimenti e ragionamenti dei singoli a sentimenti e ragionamenti in nome del *noi* possibile. [E. A.]

di Giorgio Mannacio

1.
A chi leggerà questo scritto raccomando vivamente di saperne definire i modestissimi limiti individuando in esso ciò che può servire e ciò che non può o non deve servire. Continua la lettura di Il 25 aprile nella mia memoria

C’era una volta….la Resistenza

tonto giallo Truglia

Dialogando con il Tonto (2)

di Giulio Toffoli

Sono seduto, assieme alla mia compagna, alla caffetteria La Dolce vita, in via della Libertà a Cattolica. La mattinata non è fra le più belle, il cielo è grigio e promette pioggia, ciò nonostante l’aria sa di quel profumo di mare che ti riempie i polmoni. Avevo deciso di cercare un locale dove poter fare colazione in Piazza 1 Maggio, proprio al centro della cittadina. Il nome mi era sembrato evocativo di un bisogno di verità che vado cercando inutilmente in questi torbidi anni. Però non ne ho trovato uno che mi sembrasse decente ed allora mi sono infrattato proprio in via della Libertà. Ho bramato in questo modo di fuggire da una ritualità che più passano gli anni più mi sembra lontana e priva di senso. Infatti oggi è il 25 aprile, la festa nazionale che questa nostra malmessa repubblica Continua la lettura di C’era una volta….la Resistenza