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Il volto di MedUSA

di Paolo Di Marco

La danza Butoh proviene da Hiroshima; ci parla di lei, o forse siamo noi visti attraverso i suoi occhi. Trasforma il modo stesso in cui viene visto il corpo e la sua relazione col mondo e colle emozioni. Da quando ho visto i Sankai Juko molti decenni fa a Milano non ho più potuto vedere balletti e opere. C’è un coinvolgimento emozionale tale nel loro indicibile che brucia ogni altra esperienza simile. Continua la lettura di Il volto di MedUSA

Re(si)stiamo razionali

breve guida ad uso personale per sopravvivere all’orrore quotidiano della guerra

di Luca Chiarei

  1. Qualunque sia la nostra posizione sulla guerra e quello che sta succedendo tra Russia e Ukraina la condizione che accomuna tutti noi – fino ad ora e in questa parte di mondo -, è quella di essere o seduti su un divano, al massimo in piedi, oppure con un paio di cuffie nelle orecchie, al caldo se fa freddo e con un solido tetto sopra la testa; dunque qualsiasi cosa diciamo è facile dirlo;
  2. Tutte le guerre, compresa questa, iniziano perchè ad un certo punto qualcuno aggredisce qualcun’altro. Naturalmente chi invade è da condannare così come, mi piacerebbe dirlo, la comunità internazionale ha condannato gli invasori delle guerre passate responsabili di eventi analoghi…ma non credo di poterlo dire;
  3. La Russia ha invaso l’Ukraina, ciò è assolutamente evidente e negarlo significa negare la realtà. Allo stesso tempo non chiedersi quali sono state le ragioni per le quali questo si è verificato, ovvero rifiutarsi di comprendere – che non è un sinonimo di giustificare – significa rispondere alla guerra solo in termini emotivi, reagire all’irrazionalità della guerra in maniera del tutto analoga;
  4. Ogni azione, scelta politica, atto istituzionale e/o internazionale posto in essere non si colloca nel vuoto, in una sorta di tabula rasa della storia. Non viviamo in un eterno presente: noi dobbiamo sempre fare i conti con le conseguenze, imprevedibili anche se probabili, di altri fatti precedenti. Ignorarli è garanzia all’incomprensione del presente e soprattutto determina l’impossibilità di trovare possibili soluzioni al conflitto in corso
  5. Non esiste la guerra giusta, esiste invece il diritto alla legittima difesa da una aggressione, da condurre anche con le armi se ogni altro strumento di resistenza non armata si rivela inefficace. L’obiettivo non è la vittoria ma la propria libertà, considerando che il rischio di fallimento è insito in entrambe le opzioni.
  6. Non esiste la guerra da una parte e gli orrori dall’altra come degenerazione della prima. E’ la guerra ad essere strutturalmente orrenda. Che le persone siano uccise come frutto della pianificazione dei vertici politico-militari oppure come pulsione degenerata e disumana degli attori in campo non fa, anche da un punto di vista etico/morale, la differenza.
  7. L’obiettivo della politica nella gestione di una guerra dovrebbe essere quella di farla cessare: ciò comporta inevitabilmente cercare, volere, accettare un compromesso, che almeno avrà il merito di evitare la morte di altre migliaia di persone. A tutti coloro che di questa guerra sono vittime la solidarietà concreta, accoglienza e aiuti umanitari,
  8. Le armi di per se servono per una soluzione militare, che oggi pare essere l’obiettivo di tutti i soggetti in campo a vario titolo coinvolti. Una soluzione militare significa pensare che Russia o Ukraina possano essere sconfitte e espulse dalla storia, ipotesi assolutamente irrealistiche ma che realisticamente, nel frattempo, cercando di realizzarle, possono condurci alla IIIa guerra mondiale;
  9. Ogni popolo ha diritto alla propria autodeterminazione, quindi nessuno può indicare che cosa deve fare un popolo aggredito, come e se difendersi e in che modo. L’affermazione di questo principio, se non vuole restare una semplice affermazione, non può prescindere dal contesto generale delle relazioni politiche nel quale si esercita.
  10. Un mondo nel quale super potenze vero o presunte non esercitano la loro influenza nelle aree nel quale ritengono di avere interessi strategici è ancora da venire. Non considerarlo, ovvero non considerare la complessità delle relazioni internazionali, alimenta una idea di mondo certamente auspicabile ma ad oggi purtroppo priva di forza reale per affermarsi.* L‘articolo è ripreso dal blog  ITEMPIEIVERSI di Luca Chiarei qui

Guerra in Ucraina. Prese di posizione (14)

 

 

RIordinadiario 5 marzo 2022

Appunti contro la guerra in Ucraina

di Ennio Abate

Mi scrive un amico: «seguire giornalmente i giornali, la TV, FB e alcuni blog e giornali online è diventato un lavoro a tempo pieno, anzi più che pieno perché la giornata non mi basta. Taglio e trascuro molto, ma in questi giorni di guerra si pubblicano tante cose che non riesco a ridurre la quantità di letture e ascolti giornalieri che mi sembrano utili». È più o meno quello che ho fatto io pure (e credo tanti altri) in questi giorni. Come per esorcizzare un’ansia. Ma con insoddisfazione. Perché t’accorgi che è come  spalancare porte e finestre della tua casa mentale/sentimentale a una tempesta che ti scaraventa dentro di tutto e sporca, rompe, distrugge.
È un fenomeno che, ingigantitosi attorno al 2020  sull’ondata  di notizie  vere/false sul coronavirus di Wuhan, è indicato con un neologismo: infodemia s. f. Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili. (Treccani)
Ne avevo letto e m’ero segnata  una nota di Claudio Vercelli[i]. E ricordo che Franco Carlini (di cui oggi pochi si ricordano)  nel 2002 di qualcosa di simile aveva parlato in una sua ribrica d’informatica su “il manifesto” suggerendo con un  sano ottimismo  una via per conservare un giusto equilibrio tra apertura alla diversità e “filtraggio”.[ii]  
Oggi, però, di fronte alla guerra in Ucraina e ai suoi rischi  siamo ancora capaci di  accogliere e praticare quel suo consiglio?
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Guerra in Ucraina. Prese di posizione (7)

«APPUNTI SULLA QUESTIONE RUSSO-UCRAINA, STATI UNITI E OCCIDENTE

di Valerio Spositi

Premessa: una conoscenza più vasta, dettagliata scientificamente fondata del conflitto russo-ucraino l’avremo solamente tra diversi anni, quando vi sarà una disponibilità di fonti sufficiente sulle quali lavorare. Pertanto, ogni analisi – compresa la presente – soffre di limiti e parzialità. Continua la lettura di Guerra in Ucraina. Prese di posizione (7)

Guerra in Ucraina. Prese di posizione (6)

a cura di E. A.

L’articolo di Alberto Negri, L’Europa torna il Continente selvaggio, pubblicato il 25 febbraio 2022 su “il manifesto” (qui)  coglie bene alcuni punti decisivi degli eventi in corso:

1. L’ambigua vittoria di Putin.

È una vittoria ma solo nel breve periodo. (E anzi forse si sta rivelando controproducente). Essa potrebbe essere pagata ad un costo molto alto dalla Russia. Perché  quando Putin parla di «denazificazione» dell’Ucraina sembra di tornare al 1945, ad una Europa «sepolta sotto le macerie del più devastante conflitto della storia». Si tratta, dunque, di un regresso al Novecento dai cui orrori molti credevano di essere usciti definitivamente. Putin, invadendo l’Ucraina,  ci ha fatto «rientrare nel secolo dei massacri europei, visto che quelli più recenti, nella ex Jugoslavia, li aveva[mo] dimenticati».

2. La conferma dell’indebolimento della politica imperiale degli USA di Biden.

«Dopo il disastro del ritiro nell’agosto scorso dall’Afghanistan, [Biden] incassa uno schiaffo sonoro da Mosca. Prima i talebani, adesso i russi». E «in termini più ampi di geopolitica vede Mosca scivolare sempre di più nelle braccia di Pechino, che mantiene comunque una linea prudente: la Cina, maggiore partner commerciale di Kiev, non ha riconosciuto l’annessione russa della Crimea e nonostante i grandi accordi economici e sul gas con Putin invita «le parti a esercitare moderazione e a evitare che la situazione vada fuori controllo». Inoltre, la Turchia, «membro della Nato», che ha espresso il suo appoggio all’integrità territoriale dell’Ucraina, resta saldamente «legata alla Russia di Putin da cui riceve la maggior parte del gas, con cui ha in costruzione centrali nucleari e dalla quale ha persino acquistato le batterie anti-missile S-400».

3. Ridimensionamento politico e militare dell’Europa.

Alberto Negri sottolinea la rottura tra Russia ed Europa: « la Russia si allontana dall’Europa in una deriva tragica per gli europei e per gli stessi cittadini russi»; ma anche il fatto che «la Germania conta nulla e rischia di perdere la centralità che aveva con Merkel»; la teatralità del presidente francese («Macron è un gesticolatore») e la sudditanza opaca degli altri statisti europei («gli altri non esistono, se non quelli dell’Est, in prima linea come i polacchi»). L’evidenza di questa subordinazione degli europei Negri la  ravvisava – ricordare che l’articolo è del 25 febbraio – nelle  misure «paralizzanti» annunciate dagli Usa (e negli ultimi giorni ormai scandalosamente confermate [1]), che «investono il sistema finanziario» e colpiranno anche «il settore energetico». E prevedeva tempi duri: «L’Italia e l’Europa importano oltre il 40% dei loro consumi di gas dalla Russia e il 25% del petrolio, in pratica la guerra di Putin contro l’Ucraina finora l’abbiamo finanziata anche noi. Così siamo al punto che non ci restano altre alternative che sopportare le conseguenze di un conflitto che arriva diritto dentro le nostre case colpendo il portafoglio e le speranze di pace».

[1] 27 febbraio 2022

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Guerra in Ucraina. Prese di posizione (3)

Francis Bacon

Ennio Abate

Tra le analisi lette finora sulle pagine dei vari “amici FB” questa è sembrata a me la più calibrata e lucida ma, quando arrivo al punto in cui leggo: “Noi europei quindi siamo i veri destinatari del conflitto e del suo sciame di conseguenze. “, torna il buio e l’angoscia. “Noi europei”? Esagero ma mi fa pensare al “noi socialisti” prima dello scoppio della Grande guerra. Continua la lettura di Guerra in Ucraina. Prese di posizione (3)

Salierne’ rime cu ‘vierne’

da “narratorio”

di Ennio Abate

‘Salierne’ rime cu ‘vierne’ e ‘eterne’… O scrivette, in italiano, Alfonso Gatto, il poeta salernitano che non ho mai conosciuto da vivo. Ma a rime rimane pure si l’aggia scritte in dialett’e…E. tra le altre rime, mi segno anche: fraterno, governo, quaderno, inferno, interno, inverno, materno, padreterno, scherno, subalterno. (Avranno a che fare con questo narratorio). Continua la lettura di Salierne’ rime cu ‘vierne’

Su “Delitto e castigo” di Fëodor M. Dostoevskij

di Giorgio Riolo

Questa nota introduttiva a «Delitto e castigo» di Fëodor M. Dostoevskij è un esempio del lavoro di lettura guidata  di opere di narrativa e di poesia, che Giorgio Riolo svolge  in cicli annuali presso la Libera Università Popolare di Milano. Le conferenze e le discussioni non presuppongono nei partecipanti una formazione specifica o specialistica ma il sincero desiderio di  accostarsi al patrimonio letterario dell’umanità. La lettura  dell’opera di volta in volta  affrontata non mira solo  al piacere e al divertimento, ma diventa momento di formazione etica, culturale e politica dei partecipanti. [E. A.] Continua la lettura di Su “Delitto e castigo” di Fëodor M. Dostoevskij

Pigrizia e “passione” utopica

di Gianfranco La Grassa

I personaggi cecoviani e Oblomov hanno certamente alcuni elementi in comune. Per certi versi, i primi sono pur essi affetti da un qualche “oblomovismo”, termine (almeno un tempo) usuale in Russia per denotare certi caratteri salienti del cosiddetto “animo slavo”: la fantasia unita alla pigrizia più spinta, l’ardore tutto immaginario per una vita “nobile ed elevata” soltanto pensata, vagheggiata, ar­dore unito alla più completa inconcludenza e incapacità di perse­guire con costanza gli “alti” obiettivi voluti nella pura e semplice immaginazione. A ciò si aggiunga l’in­cessante fantasti­care, o addirittura sognare (magari ad occhi aperti), con progressivo infiacchimento della propria volontà, della capacità di dare con­cretamente senso alla propria vita. Continua la lettura di Pigrizia e “passione” utopica