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Filippo Nibbi (13 dicembre 2025)

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Epigoni e riti ripetitivi (2)

di Ennio Abate


Sui limiti dell’antologia poetica “NON NEL NOSTRO NOME. Cento poeti italiani in difesa della dignità umana” a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro, Edizioni Mondo Nuovo 2025.

È un’antologia di poeti italiani, che – informa la quarta di copertina –  pensano “sia possibile ancora concepire la poesia come impegno civile” e la sua pubblicazione “scaturisce dalla proposta di un precedente “Manifesto della dignità umana violata” del giugno 2025 (https:||www.milanocosa.it|temi-e-riflessioni|manifesto-dignita-violata). Ed è  nata dallo sdegno per  “le atrocità che si stavano consumando attorno a noi, tra genocidi e guerre imperialistiche [per una] presa di responsabilità nel degrado in atto della Polis”.1
In passato – che io ricordi – esistono due precedenti simili: un’antologia del 1992 contro la Guerra del Golfo;2
e un’altra,  per la resistenza della memoria repubblicana”, uscìta nel 2010, ai tempi del quarto governo Berlusconi.3
Si potrebbe anche simpatizzare con le intenzioni dei curatori e dei poeti che hanno contribuito, ma bisogna pur dire che l’iniziativa fa acqua da molte parti:

– E’ tardiva (l’invasione dell’Ucraina è del  24 febbraio 2022,  l’attacco di Hamas in territorio israeliano è del 7 ottobre 2023) ed arriva a genocidio dei palestinesi quasi completato.

– Di atrocità, genocidi e guerre ce ne sono state e ce ne sono tante nel mondo (e da tempo) e raramente hanno attirato l’attenzione dei poeti italiani, che non sembrano essere gli interlocutori più sensibili a un progetto di opposizione alle guerre.

I contributi dei poeti appaiono generici, come di chi ha in mente altro e, improvvisamente chiamato a pronunciarsi su una realtà lontana scrive al momento o ripesca da cose scritte in passato. (Non è un caso che vari testi antologizzati siano estratti da raccolte già edite).

– Le singole poesie – molto eterogenee per pensieri e forme – possono piacere o non piacere, essere giudicate più o meno in tema, ma quasi tutte soccombono all’angoscia di un presente sentito come cupo, minaccioso ma insondabile.

Manca un “linguaggio comune” e i poeti non riescono ad uscire dalle loro solitudini, a tentare il dialogo tra loro e soprattutto a misurarsi a fondo con la realtà sconvolgente degli eventi in corso. (Suppongo che i curatori – o per sfiducia o per fretta – abbiano giudicato impossibile oggi un lavoro seminariale preparatorio e di confronto tra i partecipanti. Eppure, hanno anche rinunciato ad un approfondimento critico dei contributi e si sono limitati ad assemblare i testi ordinandoli in un neutro ordine alfabetico).

Il risultato non è affatto “un solo unanime grido”4  delle cento voci contro le atrocità, i genocidi, etc., ma un coro cacofonico di voci dissonanti e qualche volta svagate o stonate.
Questo elenco di crudi rilievi a me pare trovi varie conferme: nei testi dei poeti,5 nel titolo dell’antologia, nelle introduzioni e postfazioni. Ma in “Non in nostro nome” pesa soprattutto l’attuale mancanza di un’idea di poesia civile per l’oggi. Ammesso che in questo nostro tempo sia ancora possibile fare “poesia civile”. Questo è un problema niente affatto da dare per scontato o risolto o trascurabile; ed è, però, del tutto assente nell’AntologiaQuesta mancanza di analisi critica dei concetti che avrebbero dovuto dare una direzione ai singoli contributi dei poeti agevola non soltanto un’ambigua equiparazione dei due termini di poesia civile e di dignità umana ma anche la disinvolta sostituzione del primo con il secondo. In questo modo, quel tanto di politicità che il termine poesia civile ebbe in passato (ai tempi di Sereni, Fortini, Pasolini, Leonetti o del primo Majorino) svanisce. Non compare neppure nel titolo o nel sottotitolo dell’Antologia e finisce per essere surrogato da quello  neutro, apolitico e genericissimo, di dignità umana.6
Più che di poesia civile, dunque, l’Antologia pare una raccolta di emotivi cahiers de dolèances poetici o parapoetici, che offrono squarci sui mondi immaginari coltivati dai singoli poeti ma, per varietà di sensibilità e di intenzioni, risultano separati, non comunicanti tra loro e davvero vagamente “civili”. Perché il suo fondamento sembra essere quello di un “umanesimo creaturale”, che considera il Male in forme astoriche.7
Non si trovano più nemmeno gli echi di autori che sulla guerra hanno riflettuto da posizioni più rigorose.E’ vero che tutta una cultura di opposizione realistica e anticapitalistica alla guerra è stata da decenni sopraffatta – (ma anche volutamente abbandonata da molti intellettuali di grido) – per l’imporsi di rapporti di forza che aboliscono di fatto ogni diritto internazionale e impongono la normale pratica della violenza dei più forti non solo nei fatti ma anche nelle menti delle vittime, che finiscono per accontentarsi di emettere “gridi di dolore” o reagire al massimocon  gesti simbolici rituali e in fondo inefficaci. E spiace dire che a tale ricatto dei potenti i promotori del “Manifesto dignità violata” cedono volentieri e acriticamente accettando il terreno imposto come l’ unico su cui agire.9 E neppure riescono a svincolarsi dai freni o dalle lusinghe delle corporazioni letterarie. Né a contrapporsi con il necessario disprezzo ai discorsi sempre più guerreschi” dei mass media, finendo per snobbarli da posizioni nostalgiche (in nome del culto della Letteratura, della Parola). Né ad aprirsi con coraggio ai fermenti sociali contro guerre che qua e là confusamente si fanno sentire.
Perciò questa Antologia è l’ennesima (forse involontaria) foto di gruppo dello stato di sbandamento e di crisi della poesia italiana contemporanea (e più in generale degli intellettuali). Rivela umori, paure, attese,  pretese e velleitarismi che covano nelle loro menti (e anche in quelle dei non poeti), ma sfiora appena il problema del che fare in poesia e fuori dalla poesia contro le guerre imposte dai potenti.

Come uscire, dunque, dalla lamentazione? Come uscire “di pianto in ragione”(Fortini)? Cosa contrapporre di reale (e non soltanto  di simbolico) alle guerre reali (e simboliche) dei potenti, per non essere spettatori passivi e non ridurci a chiedere ai lupi che siano loro a restituirci quel qualcosa (solo la “dignità violata”?) che ci hanno strappato?
I versi non fermano missili, bombe e droni. Come diceva Fortini, riferendosi a Lu Hsun: Certo aveva ragione quel grande scrittore e poeta cinese che negli anni Trenta circa diceva che una canzone battagliera anche di pessima qualità, come possono essere gli inni patriottici, serve benissimo per incitare gli animi, per commuoverli, ma che per battere il nemico – Lu Sun parlava degli ufficiali di artiglieria – è meglio usare i cannoni”.10

 

Note

1 Lo spiega  uno dei due curatori, Massimo Pamio, nell’introduzione, “Voce corale”, pag. 6.

2 “Poesia contro guerra”, A. Doria (Curatore), Edizioni Punto Rosso, 2007.

3 Si intitolava “Calpestare l’oblio – di D. Nota (a cura di), F. Orecchini (a cura di)- 31 ottobre 2010. Su di essa scrissi una riflessione: https://www.poliscritture.it/2011/04/05/sullantologia-calpestare-loblio/. Da notare: anche allora i poeti scelti erano 100. E non so se la predilezione per il numero 100 di certi curatori abbia ancora a che fare con il simbolismo della totalità attribuito a questo numero considerato perfetto dai Pitagorici.

4 Pag. 6.

5 Si va da chi vede ancora i poeti come “un’erba nefasta” che i potenti temono perché predicano la libertà e l’insurrezione “ (Bisutti) a chi invoca “pietà, Signore, per tutti gli ordigni / che in nome del progresso ha costruito l’uomo” (Coco), a chi rievoca l’euforia della sua giovinezza ai tempi della guerra dei sei giorni di Israele (“Aria per la guerra dei sei giorni/ quasi nato il trenta marzo a primavera / correva un’aria nuova fresca dura / e pura” (Cohen), a chi “tornando a casa ogni sera promett[e]/ di scrivere un verso uno solo che salvi/ la giornata (è più facile darsi un dovere)/ ma stasera non [può] perché / [ha] visto / una rondine morta” (D’Alessandro), a chi si chiede ” come spiegheremo ai figli l’allarme ininterrotto /se non sotto una maschera di vergogna?” (Ferramosca), a chi si commuove guardando (in foto) “una bambina [che] si dispera / perché per lei non è rimasto più niente,/e così un piccolo, che piange /stretto al padre, /e molti molti altri, molta gente intorno, come loro / disperata, se sopravvive agli spari” (Fo), a chi si rivolge spavaldo “ai capi di Stato e di Governo”: “Miei carissimi ed amatissimi porci / – sia lode ai maiali “ (Gaccione), a chi avverte “i distruttori d’Occidente”:Ogni volta che vi addormenterete / udirete i nostri passi sui sentieri delle lacrime” (Gallo), a chi si lamenta perchésopravvive la nostra lingua / in un recinto da indiani / (nativi americani eliminati) /semper dalla maligna ingordigia / dei supersceriffi in cerca d’oro” (Giancarli), a chi si è convinto che “la vera opposizione a questo mondo / la può esercitare solo chi lavori a fondo / dentro le grotte del proprio cuore” (Guzzi), chi prevede (o profetizza) “tempi foschi e poi i giorni / tremendi dell’ira, se si persiste / in questa follia” (Langella), chi rievoca un passato mitico “quando eravamo dèi e camminavamo con gli alberi / e le vesti erano anime e animali vivi / e ancora festeggiavamo i compleanni delle nuvole” (Mastropasqua), chi, come assorto in altri pensieri, dichiara che bisogna “pensare il corpo più che pensare al corpo” (Palladini), chi immagina “che possiamo essere buoni /intimamente protesi verso l’altro” (Parrelli), chi sconsolato si chiede: “Che può la vergogna dei pochi /contro l’indomabile ferocia dei tanti? Che può?” (Pecora), chi rievoca Gino Strada “ Il Medico Buono [che] volle anzitutto /curare gli ultimi, i dannati della Storia” (Perilli), chi prevede che “Quando tutto questo nostro mondo vedrà la fine / rimarranno soltanto le intelligenze artificiali” (Piccolo), chi drastico proclama: “Giustiziamo l’idea stessa di giustizia” (Pozzoni), chi solenne rimprovera: “Ma te n’avvedi, Italia, di che sogni / ti sei disfatta, di che canti, / di che virtù minuscole accudite” (Rosato), chi constata: “Quanti furti, latrocini, rapine, ruberie,/ e quante frodi, estorsioni e sottrazioni /dietro l’alibi di portare il progresso” (Ruffilli), chi esorta: “Riprendiamoci il sole / riabbracciamo il disordine” (Tabellione), chi suggerisce: “Siate gentili, tornate umani / Parlate piano, ridete molto /Accarezzate con le stesse mani /L’anima e il volto” (Tognolini), chi scorge “il volto del passato che ritorna” (Vitale).

6 L’operazione è avallata da un’affermazione dello stesso Pamio:E l’impegno civile? Più che di impegno civile, si può parlare di dignità, di un senso del rispetto per le creature che procede di pari passo con la parola”, pag. 8. Ma anche da Perilli, che le equipara nella postfazione: “Quelle che seguono in questo libro sono parole d’impegno civile, o, che è lo stesso, di rivendicazione e difesa della dignità umana, come vuole il sottotitolo”, pag. 187-188.
Cosa intendano curatori e poeti antologizzati per “dignità umana” non è troppo chiaro. Dignità è porsi con rispetto di fronte al creato. Per contribuire a edificarlo, a migliorarlo.”? (Pamio, pag. 7-8). “Senso del rispetto per le creature che procede di pari passo con la parola”) (sempre Pamio, pag. 8). Dignità dei poeti in quanti poeti :“presa di posizione imposta dalla nostra dignità di Autori”? (Vaccaro, pag. 9). Dignità come ribellione o disobbedienza (“la dignità si aggrappa al respiro / di chi rifiuta l’ordine ingiusto,/ di chi non volta lo sguardo, /di chi scrive, e non acconsente.”? (Cavalera, pag. 43), Dignità come “bene sacro”? (Vitaldo Conte, pag. 55). Dignità “ è l’intenso sentire del cuore, è un atto di libertà, / una brace interiore”? (Segneri, pag. 160).

7 Si veda Pamio, che la storia la vede così: “La storia, una pattumiera in cui si gettano le folli e arroganti esternazioni di capi di Stato” (pag. 5). Si veda Adam Vaccaro che fa un minestrone dei Malvagi estratti da vari secoli: “Mai smisero d’incarnarsi/ in Erode, in Augusto, in Gengis Khan, Tamerlano, Torquemada,/Cortez,/ Pizarro, Napoleone, Hitler, Stalin, Leopoldo, Mao,/Bush, Netanyahu, Gheddafi.”(pag. 9). Si veda Elio Pecora che vede nella storia solo avidità e stupidità: “È innegabile che le rovine nelle storie umane sono state e sono l’esito di avidità e di stupidità. Soltanto la mancata conoscenza di sé, la sicura ignoranza del proprio bene possono portare a tanti errori, a tante sciagure.” (pag. 183).

8 E mi riferisco a Franco Fortini ( https://www.poliscritture.it/2021/09/27/fortini-la-guerra-la-pace/) e in particolare ad un suo scritto ai tempi della guerra del Golfo, “Otto motivi contro la guerra” (9 settembre 1990, in  L’ospite ingrato, 2, 2003).

9 E, infatti, nel “Manifesto in difesa della dignità umana” scrivono: “Evidenziamo tali derive e proponiamo l’iniziativa di proclamare un giorno per l’umanità violata, in cui siano spenti cellulari, televisioni, computer e sia proposto l’ascolto del mondo, con iniziative nel Territorio, in tutti gli ambiti sociali capaci di farsi eco di sodalizi attivi e sensibili a tali complesse problematiche”.

10 F. Fortini, “Che cos’è la poesia?” RAI Educational 1993.

Il mondo, come lo conosciamo, finisce nel 2050

di Paolo Di Marco

1- i fatti
È molto che se ne parla, a volte anche a livello di massa (tanto che ci avevano anche fatto un film), e fino all’anno scorso sembravano falsi allarmi, tanto che l’IPCC ne dava una probabilità del 4% nel 2100; gli studi più recenti hanno invece rovesciato il quadro: non è più questione di se ma di quando; e il quando più probabile è tra il 2025 e il 2095, con centro nel 2050: per allora l’AMOC, la grande corrente (Atlantic Meridional Overturning Circulation) che porta le acque calde dal sud al nord e riporta le acque fredde da nord a sud, redistribuendo il calore su tutta la superficie marina e poi terrestre (trasporta 50 volte l’energia prodotta in un anno da tutta l’umanità) si fermerà.

Il collasso ha una causa semplice: il riscaldamento globale sta sciogliendo i ghiacciai della Groenlandia, e l’acqua dolce diminuisce la salinità delle acque del nord, che è il motore base della circolazione.
Dal Sud arriva acqua di superficie calda e salata, man mano cede calore al Nord (e dall’acqua si distribuisce sulla terra)e si inabissa (fino a 3000 m) tornando indietro fredda e dolce; diminuendo la salinità si rallenta il ciclo e il flusso fatica anche a scendere, in un ciclo perverso (il contrario del ciclo virtuoso precedente) che progressivamente rallenta fino a fermarsi. Il punto di svolta definitivo (tipping point), quando la crisi diventa irreversibile, è in un intervallo di tempo che ha come centro il 2050, con una probabilità del 90%.
(Article Open access
Published: 25 July 2023
Warning of a forthcoming collapse of the Atlantic meridional overturning circulation
Peter Ditlevsen &Susanne Ditlevsen 
Nature Communications volume 14, Article number: 4254 (2023): questo è l’articolo del più autorevole studioso dell’AMOC che ha cambiato le prospettive; successivamente confermato da molti altri studi:

2- le conseguenze
Quello che succede (in breve sintesi) è che il caldo del sud non sale più al Nord, che si raffredda; non che il riscaldamento globale se ne vada, ma semplicemente rimane concentrato nelle fasce equatoriali; ne soffre soprattutto l’Europa del Nord e centrale, con picchi negativi di temperature fino a -20° e -30°; per gli USA il raffreddamento sarà netto ma forse non così accentuato come per il Nord Europa /.3° a decennio..);  I modelli per il Sud del mondo sono ancora in aggiornamento…(L’immagine del titolo riporta un momento di una delle simulazioni). Sembra quasi una burla che il riscaldamento globale provochi una forma di era glaciale localizzata.   Quello che è certo è che l’Europa (Gran Bretagna compresa) non sarà più la stessa, non solo climaticamente, con la parziale eccezione (anche qui solo climaticamente) di Italia e Grecia. (A parte le coste, dato che l’Atlantico-e il Mediterraneo di conseguenza- salirà di 70 cm).

È già successo altre volte..l’ultima la ripresa si è avuta dopo 1000 anni…e non c’era l’uomo nella sua forma sociale attuale.

3- Il segnale e i dati

Negli ultimi anni si è osservato che nel NordAtlatico c’è l’unica zona al mondo che non si riscalda, una grande Macchia Blu. È come un faro, il segnale che qualcosa non funziona nella redistribuzione del calore del mare. Ed è il segnale di allarme più evidente della crisi dell’AMOC.               Ma quello che in questi due anni ha cambiato le prospettive sull’AMOC non è stato tanto questo faro, ma soprattutto l’evoluzione dell’analisi dei dati. Il problema centrale è che abbiamo solo dati recenti sulla circolazione delle correnti marine, e quindi le previsioni avevano un grado di certezza basso. Ma si è rimediato in due modi: da un lato aggiungendo una prospettiva di lungo periodo coi dati dei sedimenti marini, che hanno permesso di estendersi per centinaia di migliaia di anni all’indietro; e dall’altro colle osservazioni marine delle navi dell’ultimo secolo, le stesse osservazioni che avevano permesso negli anni ’70 al centro di ricerche della Exxon (‘Exxon, the road not taken’) di allertare sul riscaldamento globale (‘Se non smettiamo subito le estrazioni di petrolio saremo tutti fottuti’). Colle nuove serie di dati si è avuto un salto di qualità nel rapporto dati/modelli di previsione, permettendo di creare un modello matematico che si inseriva perfettamente nella storia delle crisi preesistenti…e che prevedeva con una certezza del 95% questa prossima.

Una visita a Giampiero Neri

Riordinadiario 2005  -18 agosto


di Ennio Abate

Torna ad assicurarmi che ha buone speranze sugli sviluppi della rivista [Il Monte Analogo] e che tutti mi stimano («nessuno ti fa la fronda»). Mi passa un grosso romanzone di un certo P.L.. Penso che si disfi così di libri in più che gli arrivano e che non gli interessano (ricordo che lo faceva anche Fortini: una volta ci diede un librone coi disegni di Altan). Mi mostra un libro Einaudi, scritto da Gabriele Pedullà, suo amico. È un’antologia di scrittori italiani sulla Resistenza (Bilenchi, Fenoglio, Moravia, Calvino, Fortini, Vittorini, ecc.). Mi fa leggere la dedica di Pedullà: «a Giampiero, bianco e nero…». Riaffiorano le sue rimostranze contro gli scrittori di sinistra. Mi elenca quelli che erano stati da giovani fascisti (ad esempio, Vittorini, che aveva vinto anche un premio di tremila lire, che – aggiunge – allora valevano parecchio; e nei suoi confronti è molto accanito). Non contesta che potessero cambiare idea e fronte, ma è colpito dall’arroganza con cui avevano espresso la loro scelta politica anche dopo [il passaggio al PCI]. Riprende le parole del suo «maestro», Fumagalli. Gli aveva confidato che lui era stato fascista «fin quando il fascismo non era stato hitlerismo». E ritorna ancora alla figura per lui restata mitica di Mussolini: un grande politico, uno che quando era diventato direttore dell’”Avanti” aveva fatto passare la tiratura del giornale da 2000 a 60.000 copie e era stato un grande fino al ‘26 o al ’32 – quando era influenzato dalla sua «ninfa egeria», la Sarfatti, che, donna di cultura, avrebbe esercitato su di lui un’influenza benefica – ma che poi si sarebbe imbolsito, consegnandosi a Hitler. (Mi fa il paragone con Miglio, guida spirituale della prima fase della Lega). Per lui il fascismo “buono” c’è stato ed è quello degli inizi (e che Mussolini tenta  poi di riprendere nel ’43). E tende ancora a distinguere fra i tedeschi, particolarmente efferati nei loro comportamenti di guerra, e gli italiani. Per gli scrittori gli dico che non ci si dovrebbe fermare allo stile, alla loro bravura; e che certamente, nel passaggio dal regime fascista a quello repubblicano, gli individui non sempre si trasformarono con qualche coerenza. (Volevo ricordargli anche quanto mi aveva detto Michele Ranchetti sul passaggio in blocco dopo il ’45 di molti fascisti di Milano al PCI). Gli contesto che nazismo e fascismo fossero differenti: erano iscritti in una stessa cornice ideologica; e nella pratica di guerra non ci furono distinzioni di sostanza. (Gli ricordo l’uso dei gas asfissianti in Abissina; lui si fida di quanto dichiarato da Montanelli. E gli studi di Del Boca? Aggiungo: uno dei due dev’essere un bugiardo, non ti pare?). Nemmeno nello scontro fra alleati e nazistici furono quelle differenze (bombardamenti su Dresda, su Londra, e poi l’atomica su Hiroshima e Nagasaki). Lui riconosce che a tutta quella storia  pensa spesso, ammette che la sua parte ha anche sbagliato, che quello che ha detto nelle sue poesie è solo la punta di un iceberg. Concludiamo di tener aperto il discorso fra noi su queste questioni. Poi mi racconta un recente episodio che l’ha particolarmente colpito: alla Fiera del libro di Torino, ha riconosciuto in uno stand Renato Curcio, gli si è avvicinato e gli ha stretto la mano. Senza dirsi nulla. Si sono guardati e lui è convinto che si siano capiti. È come se con quel gesto avesse detto a Curcio: anche tu ora sai che cosa significa essere fra i soccombenti come sono stato io. Uscendo dal portone penso all’interpretazione psicanalitica che ne darebbe A., il quale in questa simpatia di Giampiero per l’avversario comunista – Vittorini o Curcio – vede un irrisolto complesso edipico verso il padre.

 

 

 

Kirk, bufale e boomerang

nella foto: sopra un fucile Mauser, sotto un Carcano


di Paolo Di Marco

Ci risiamo! Continuano a prenderci per idioti…
1- La versione ufficiale-FBI- dell’assassinio di Kirk sembra un film di Ridolini: il colpevole dichiarato, Tyler Robinson, arriva in macchina sotto l’edificio perfetto per il tiro, parcheggia e sale sul tetto con un enorme Mauser, invisibile ma supposto infilato smontato nello zainetto di 40×50 (??). Sul tetto si cambia (!sic), monta il fucile col cacciavite, spara un colpo solo mortale su Kirk che è di fronte a lui a 150m, smonta il fucile col cacciavite- che però dimentica lì, si cambia di nuovo (?!serve a far tornare i conti con le telecamere), scende dal tetto col fucilone nello zainetto (sempre invisibile), corre in vista della gente parcheggiata, si infila in un boschetto dove lascia il fucile montato (?senza il cacciavite che era rimasto sul tetto, con su il suo DNA, ma con intorno uno straccio che ha sempre il suo DNA-ma non il fucile); riprende la macchina, guida 300 miglia, appena arrivato a casa confessa tutto sui social, dove scrive anche dichiarazioni d’amore strampalate a un suo amico, poi confessa tutto al padre -che viene dichiarato ex poliziotto ma invece è imprenditore edile; il padre lo consegna subito all’FBI e incassa la taglia da un milione. E il colpevole è subito in prima pagina con l’FBI trionfante,
Possiamo pensare che questo pasticcio mal riuscito sia dovuto al fatto che il nuovo FBI di Patel sia pasticcione e incompetente come il suo direttore, ma conviene andare a vedere i fatti da vicino.

2- il primo dato è il colpo mortale: quello che si vede da tutte le riprese video è che sotto l’effetto del colpo Kirk ha un sussulto e poi si accascia sulla sinistra; il foro visibile è anch’esso sulla sinistra della gola (poco di fianco al pomo d’Adamo), grande come una monetina 10 cent; la fotocamera alle spalle di Kirk (recuperata da uno di Turning Point e mostrata a Candace Owens) non mostra alcuna traccia di sangue posteriormente.
L’FBI dice che il foro è quello di entrata dal colpo -l’unica spiegazione compatibile col tiro frontale e il colpevole dichiarato. Il coroner non trova il foro d’uscita. [1]
Il guaio è che tutti gli esperti di balistica su You Tube – dai cecchini dei Navy Seals ai cacciatori ai tiratori professionisti che conoscono il Mauser, di destra, di centro, anarchici (Marin, Vahalla, RangeDayBro…) che siano – dicono tutti che la ricostruzione FBI è impossibile: quel Mauser 98, 30-06 è un fucile di origine militare (1a e 2a guerra, poi caccia) che spara colpi devastanti: un melone colpito da 150 metri esplode letteralmente, un cranio umano lo stesso, e se non prende le ossa spande profluvi di sangue e schegge; e quello che si vedrebbe sarebbe anche il corpo che per effetto dell’urto viene catapultato all’indietro.
Il rumore anche sarebbe ben più forte del ‘pop’ smorzato che tutti sentono- anche se molti lo sentono passare sopra la testa.
Il sussulto e l’accasciarsi alla sua sinistra sono solo compatibili con un colpo di un piccolo calibro (o rivoltella) proveniente dalla sua destra (e che colpisce l’orecchio poi scende alla gola).
Mazzucco (LuogoComune2) analizza nel video gli strani movimenti di 3 personaggi alla destra di Kirk prima e durante, e crede di individuare una pistola che fa fuoco da sotto l’ascella. Ma l’angolazione basso-alto torna male, anche rispetto al rumore, e anche per un professionista sarebbe un colpo di grande difficoltà.
Quello che in ogni caso è inconfutabile è che la versione FBI non regge, e il suo colpevole dichiarato è totalmente improbabile.
Andrebbe anche sottolineato -come curiosità forse- come nei complotti coi colpevoli costruiti a tavolino il fucile sia sempre europeo: stavolta un Mauser, per Kennedy un Carcano-Mannlicher.

3- E col colpevole cade anche penosamente l’incriminazione della ‘sinistra’ per l’omicidio; dalla propaganda becera e opportunista delle nostre Angurie- mossa che una ‘sinistra’ con un minimo di palle potrebbe ora trasformare in un boomerang- fino alla messa al bando dell’antifascismo da parte di Trump: mossa per lui coerente ma giuridicamente demenziale.
Ma visto che di complotto si tratta: finto colpevole e FBI che racconta favole+assassino professionista (come dicono gli esperti citati) = complotto, sarebbe bello capire chi sono i mandanti.
Purtroppo qui le illazioni si sprecano ma i dati sono pochi. Da destra e da sinistra si punta molto il dito contro Israele, ma l’unico elemento plausibile che viene addotto sono le recenti timide critiche al genocidio ammesse nei recenti comizi…un po’ poco.
Preliminarmente però conviene mettere meglio a fuoco il personaggio: l’organizzazione di cui è stato fondatore ed efficace portavoce, Turning Point USA (punto di svolta), ha un bilancio di 80 milioni, alimentato da piccole donazioni ma anche da milionari; anonimi (e non, come il Fondo Bradley); l’organizzazione è molto vasta, con 1500 sedi in giro per le scuole degli USA e centinaia di migliaia di iscritti.
Kirk era la parte più visibile di un movimento che è qualcosa di nuovo per gli Stati Uniti: una formazione cristiana di base, radicata nelle scuole di tutti i livelli, politicizzata e socialmente impegnata (simile alla nostra Comunione e Liberazione d’antan), che sviluppa dalla base le battaglie della destra, dalla lotta all’aborto a quella ai vaccini.
È una gamba fondamentale del polipo della nuova destra, che si appoggia per le altre sugli evangelici (con i loro 30 milioni di voti per Trump), ma che sono ora movimento internazionale d’assalto in America latina (Bolsonaro e Milei frutti loro) come in Africa ed Asia (in Corea hanno superato il buddismo come prima religione)) e poi sul Maga, coacervo socialmente disomogeneo ma ben unito ideologicamente e ormai anche blocco di potere. (Il fatto che – tradotto in termini nostrani – sia un mix tra Lega e FdI ci indica la presenza di meccanismi ormai simili di creazione del consenso).
Ma mentre Maga ed Evangelici sono uniti da un abbraccio diabolico ormai indissolubile (i pochi evangelici indipendenti o non di destra sono stati emarginati senza sforzo), Turning Point è un movimento indipendente che può seguire logiche autonome, soprattutto proiettato nel futuro; il che in certe situazioni poteva essere molto imbarazzante. Di più ora non sappiamo…tranne che questo pericolo è stato scongiurato.

Nota


[1] Le indiscrezioni di un chirurgo vicino alla famiglia presente all’autopsia-la cui relazione sarà consegnata tra un mese privatamente- dicono tre cose:
– non c’è foro di uscita
– il proiettile è nel collo sotto la pelle
– le ossa di Kirk erano talmente dense da aver fermato un proiettile che avrebbe potuto uccidere quelli che gli stavano vicini
Qui siamo in pieno fumetto, con un Superman le cui ossa sono talmente forti da aver fermato un proiettile che viaggiava al doppio della velocità del suono e contemporaneamente talmente elastiche da averne assorbito l’urto.
Teniamo conto che i proiettili del Mauser 30-06 hanno un’energia all’uscita che varia tra i 2200 joule e i 3400 joule, col più leggero ‘scamiciato’ che all’ingresso si frammenta e distribuisce in giro la propria energia distruggendosi e distruggendo tutto il bersaglio (ma se l’han trovato non è questo), e quello più pesante incamiciato (full metal jacket) che ha una distruzione più mirata e un’energia cinetica maggiore-capace di spostare violentemente tutta la parte di bersaglio (testa o tronco) -ma dai video questo non succede per nulla.
Quindi siamo ancora in piena favolistica.’

E il cane incontrò l’uomo

Fantastica in esercizio

di Filippo Nibbi

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Filippo Nibbi (19 gennaio 2025)

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bocconi avvelenati

di Paolo Di Marco Continua la lettura di bocconi avvelenati

Purtroppo…


da Poliscritture su FB

di Ennio Abate

Purtroppo anche la sua, Adriano Sofri, è retorica. Perché copre una contraddizione ormai conclamata. Tra la sua convinzione/speranza che Israele sia ancora “fino a prova contraria, un paese democratico” e, perciò, “interlocutore dei pensieri e dei sentimenti della gente del mondo” e i fatti di queste settimane che dimostrano – lo scrive lei pure – che “Nethanyahu ha fatto e sta facendo di tutto, oltre ogni misura, per mostrare di non essere un interlocutore”. Continua la lettura di Purtroppo…