Archivi categoria: Segnalazioni

“Biologia della letteratura” di Alberto Casadei

Sul «Laboratorio di letteratura» di Alberto Casadei si può leggere il testo della sua «Lettera aperta a Walter Siti» sulle idee di letteratura attuali, uscita su “L’età del Ferro”, 3, aprile 2019 (qui) in cui il critico difende il suo Biologia della letteratura, pubblicato dal Saggiatore all’inizio del 2018.  Mi pare importante questa sua ricerca che tenta di produrre un «cambiamento rispetto ai paradigmi dominanti negli anni Sessanta-Settanta, con lo strutturalismo e la semiotica a fare da base scientifica e poi tante altre discipline o tanti altri paradigmi gnoseologici a interagire o a eccepire, dalla psicanalisi alla linguistica, dal marxismo all’heideggerismo o al derridaismo in varie salse». E la segnalo pubblicando vari stralci della lettera e la presentazione del Saggiatore. [E. A.]

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Radio Cane: La truffa del sovranismo

Interessante è il ragionamento che Pietro Basso fa sulla intera questione e che si può ascoltare qui . Il precedente, intitolato ” Immigrati: chi ve lo fa fare?” si ascolta qui. [E. A.]

Stralcio:

la loro “grande truffa”, consiste nell’attribuire il deperimento delle condizioni di vita dei lavoratori all’interno delle singole realtà nazionali – prodottosi attraverso diverse ondate in processi sociali e politici ormai ultraquarantennali – a nemici, diversamente e ondivagamente individuati secondo declinazioni specifiche per Paese, collocazione politica, stagionali contingenze elettoralesche, da manipolatori professionali dei deliri psicosociopatici diffusi dallo sfacelo che avanza alla stregua della globalizzazione. Nella loro impotenza di fatto, i sovranismi non possono che risolversi nell’additare l’”immigrato” come capro espiatoio del “grande male” globale.

Segnalazione. Michele Nigro

 

Tanta poesia, nei secoli, può essere ripercorsa proprio passando in rassegna i diversi tentativi di sistemazione dell’esistenza, attraverso un criterio privilegiato. Ad esempio, il censimento monologante di Spoon River, il salterio di Rilke, la fonoteca di Zanzotto, le Sacre Rappresentazioni (limpide o barocche) di Testori, il cinegiornale di Pasolini, la collezione di cartoline di Ungaretti, le partiture seriali di Sanguineti: ogni poeta sceglie il suo modo di catalogare, chi l’erbario, chi il registro di classe, oppure la cartella clinica, il decalogo, il ricettario, senza contare i poeti che, da Brecht a Magrelli, hanno usato proprio la parodia di forme e generi per archiviare il secolo e il mondo. In un testo chiave, Décadent, Nigro esplicita con cita con chiarezza i limiti di un simile esercizio.
 
Lascio ad altri
l’ossessione tassonomica
l’ordine delle cose per
sentirsi in pace
e il controllo sulla morte
 
Sul rapporto con le cose e la loro posizione nel cosmo, una poesia come Archivio è paradigmatica, per capire cosa conservare e perché no, così come Le cose belle di sempre (La dispensa) ci regala un limpido elenco di quello che ci fa bene ed è da salvare, con la memoria e con la poesia. «Ogni cosa mi istruisce sulle distanze / tra la piccola storia / e l’infinito», sigla Notturno breve.
 

(dalla  prefazione di Stefano Serri)

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SEGNALAZIONE. Giulio Napoleone

Giulio Napoleone
Il segreto di Fontamara
(qui)

Fontamara è stato uno dei più clamorosi casi letterari del Novecento italiano: pubblicato per la prima volta in tedesco a Zurigo (1933), il romanzo più famoso di Silone fu tradotto e amato in tutto il mondo prima che l’edizione italiana vedesse la luce (1945 su rivista, 1947 in volume). Nel corso di un lavoro di ricerca negli archivi dell’Internazionale Comunista di Mosca, Giulio Napoleone ha ora scoperto la più antica versione dell’introduzione e del primo capitolo di Fontamara, entrambe riconducibili al 1929-1930. Quali sono le differenze rispetto alla prima edizione? Perché il testo si trova in Russia? E come mai quando negli anni Sessanta il faldone 887 dedicato a Silone fu aperto, dal segretario personale di Togliatti e dal direttore dell’Istituto Gramsci, non fu portato in Italia insieme all’archivio del Komintern? Perché, infine, Silone non fece mai riferimento all’esistenza di questa versione? Basandosi sui documenti, Il segreto di Fontamara ricostruisce con la grande competenza dello studioso un capitolo decisivo della storia e della letteratura del Novecento italiano.

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SEGNALAZIONE

LETTURE & RILETTURE

Mi sono appassionato alla lettura quasi per caso durante il servizio militare, cercando di trovare il modo di contrastare la vita di caserma che odiavo a morte. Per ribellione, soprattutto. Questo è potuto accadere grazie ad alcuni libri che rafforzavano certi pensieri contenuti in uno stato d’animo dal quale non riuscivo ad evadere. Cercavo conferme in qualcosa di concreto in cui riconoscermi; insomma: impedire all’inquietudine di prendere il sopravvento, di avere sempre una via di fuga disponibile.
Un livello di lettura che si è evoluto quando poi ho iniziato a scrivere, perché allora non cercavo più conferme ma qualcosa di diverso che mi avvicinava all’autore del libro, qualcosa che mi facesse addentrare nella meravigliosa macchina dell’immaginazione con lo sforzo di capire fino a dove era arrivato nella sua indagine.
A quel punto i libri che più mi hanno appassionato sono stati quelli capaci di mettere in discussione il mio modo di pensare, di leggere… di approcciarmi quotidianamente alla vita reale. La letteratura così è diventata un punto di vista dal quale osservare il mondo, nella sua finzione poetica ho trovato gli elementi per coltivare la conoscenza, fare anch’io ricerca.
In questa rubrica che ho la possibilità di proporre su Poliscritture tenterò, da lettore, di raccontare il mio viaggio nella letteratura contemporanea tenendo conto delle ultime proposte editoriali e, perché no, andando a rileggermi libri pubblicati in passato o ristampati di recente.
Al contrario della soggezione dei più a un pensiero liquido che sembra regnare sulla frenesia consumistica del mercato, che costringe gli autori ad una maniacale presenza sullo scaffale delle novità editoriali, altrimenti a sparire, ritengo non sia giusto veder invecchiare troppo in fretta dei testi di valore solo perché ormai è passata l’idea che il libro sia un prodotto stagionale, con inclusa data di confezionamento e di scadenza.
Angelo Australi