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Alberto Rizzi

In Derive senza approdi si percepisce invece la necessità di cogliere il senso del nostro andare, di soffermarci nel silenzio in profondo ascolto con la natura. In basso/lo spacco nel betòn/mostra traccia d’erba/impronta che convien seguire/fino a tornare dentro/Dentro.

Sono versi che prendono in considerazione la distanza formatasi in questi ultimi tre secoli tra uomo e natura. La soluzione che propongo è quella di mettersi in ascolto con la natura, cercare di comprenderla di nuovo attraverso il continuo viaggiare sul piano fisico. Questo ci porterà necessariamente a guardarci dentro; e dovrebbe permetterci di proiettare poi quello che abbiamo dentro in maniera etica sull’esterno.

Da http://www.independentpoetry.org/2019/10/22/intervista-a-cura-di-michele-paoletti/

Tutti assenti

Romanzo tragicomico che racconta in prima persona la storia del primo anno d’insegnamento di un giovane supplente di Lettere con qualche ambizione artistica e della scuola di campagna dove è approdato. I personaggi che lo animano si muovono sulla pagina come presenze in carne e ossa. Tutti inadeguati, consumati, a volte evanescenti, popolano un mondo rimasto sullo sfondo della modernità, come il bidello-scrittore Celestino (che possiede il dono dello  svedere), il professor  Sciarra  (misogino  e  intrattabile), la vicepreside (anzi,  Arcipreside), gli insegnanti ibernati e i genitori rinunciatari. Tutti assenti con la sua scrittura scanzonata e fortemente umoristica, è stato segnalato alla XXXI edizione del Premio Calvino «per il notevole talento linguistico e per l’acuta intelligenza con cui si tratteggia un disilluso quadro dell’odierna istruzione di massa e, sotto traccia, della società italiana nel suo insieme».