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alla stazione dei treni

 

di Angelo Australi

Era dalla morte di Zio Seneca che il mio vivere in campagna si era ossidato come una pila scarica, tutti quei luoghi visitati con lui adesso non stimolavano più la mia fantasia. Forse dire che li sentivo ostili è improprio, visto che da bambino avevo sempre trovato il modo di trasformarli in un pretesto per inventare dei giochi, ma dopo la sua morte, quando andavo al podere dei parenti, le giornate estive erano diventate interminabili perché certi scorci di paesaggio si dilatavano nella noia fino a comprendere le persone con i suoi umori alti e bassi. Quelle dieci frasi con le quali i parenti avevano sempre comunicato e che da bambino aspettavo a gloria di sentirmi dire, all’improvviso si erano trasformate in macigni che gravavano su uno strano e insopportabile sentimento di inquietudine che non riuscivo a capire. Dopo i diciotto anni tutto il mio vivere dai parenti si era annientato dentro altri interessi, avevo degli amici sparsi in alcune città e la campagna non entrava neanche in parte nelle nostre discussioni. Quando ci incontravamo per assistere al concerto di uno dei nostri gruppi rock preferiti, parlavamo ore sognando di cambiare il mondo attraverso quei suoni e poi, finiti i soldi, rientravo al paese convinto di aver fatto qualcosa di buono. Continua la lettura di alla stazione dei treni

fai attenzione alle palle vaganti

pallone

di Angelo Australi

Il sabato e la domenica spesso gioco a calcio con mio figlio in un campetto dietro la chiesa. Lo alleno da portiere, facendo in continuazione tiri angolati, centrali, rasoterra, all’incrocio dei pali. Arrivo letteralmente a sfiancarlo, ma è sempre un compromesso, pur di non segnarlo a una di quelle scuole di calcio che io detesto a morte, dove i genitori dei ragazzi sono convinti di avere alle mani un futuro campione che le grosse società dovrebbero sentirsi in dovere di acquistare a suon di miliardi. La fatica del padre dopo una settimana di lavoro non entra nemmeno in parte in questa esigenza di mio figlio di allenarsi da portiere per il torneo scolastico di calcio. Lui è attrezzato al massimo, ginocchiere, guanti, io calcio quel pallone di cuoio durissimo con delle normali scarpe a tennis, tanto che una volta, colpendo male la palla mi sono addirittura spezzato l’unghia al pollice del piede sinistro. A questi allenamenti partecipa anche Gino. All’inizio tenta di entrare in partita azzannando la palla, poi decide di girovagare a cinci sciolto nei terreni incolti dietro la chiesa o sul greto del torrente. Continua la lettura di fai attenzione alle palle vaganti

Tre memoriali

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di Giorgio Mannacio

 

CAMPAGNA

Spiriti senza terra: è questo il nome
e in mezzo alle radici, alle conchiglie
dei tempi del diluvio
biancheggia la pietà. Continua la lettura di Tre memoriali