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un ultimo carnevale

di Paolo Di Marco

30000 anni fa eravamo ancora liberi.
Sceglievamo la forma di rapporti sociali che più ci aggradava, in genere senza padroni nè sacerdoti nè stati.
Ma proprio la libertà ogni tanto portava anche a rinunciarvi e a proclamare re, per necessità del momento o costretti con la forza.
Questo ci racconta con Graeber l’antropologia moderna.
Ma ci racconta anche come dopo un poco i re facevano una brutta fine, e il ricordo veniva immortalato in una festa dai ruoli rovesciati: il Carnevale. Personaggi grotteschi e improbabili, nani, storpi, acromegalici sfilavano come re..e come tali venivano poi seppelliti, dando luogo al primo culto dei morti.
Di quei tempi e di quella libertà sembra persa anche la memoria.
Ma siamo anche squassati da sussulti periodici che in forme diverse cercano di ricordarci chi potremmo essere.
Nel frattempo l’impressione che abbiamo è che la famosa frase del 18 Brumaio debba venir coniugata diversamente: a la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa, dovremmo aggiungere: poi nella terza le due si mescolano e abbiamo un tragico carnevale. Continua la lettura di un ultimo carnevale

Guerra in Ucraina. Prese di posizione (6)

a cura di E. A.

L’articolo di Alberto Negri, L’Europa torna il Continente selvaggio, pubblicato il 25 febbraio 2022 su “il manifesto” (qui)  coglie bene alcuni punti decisivi degli eventi in corso:

1. L’ambigua vittoria di Putin.

È una vittoria ma solo nel breve periodo. (E anzi forse si sta rivelando controproducente). Essa potrebbe essere pagata ad un costo molto alto dalla Russia. Perché  quando Putin parla di «denazificazione» dell’Ucraina sembra di tornare al 1945, ad una Europa «sepolta sotto le macerie del più devastante conflitto della storia». Si tratta, dunque, di un regresso al Novecento dai cui orrori molti credevano di essere usciti definitivamente. Putin, invadendo l’Ucraina,  ci ha fatto «rientrare nel secolo dei massacri europei, visto che quelli più recenti, nella ex Jugoslavia, li aveva[mo] dimenticati».

2. La conferma dell’indebolimento della politica imperiale degli USA di Biden.

«Dopo il disastro del ritiro nell’agosto scorso dall’Afghanistan, [Biden] incassa uno schiaffo sonoro da Mosca. Prima i talebani, adesso i russi». E «in termini più ampi di geopolitica vede Mosca scivolare sempre di più nelle braccia di Pechino, che mantiene comunque una linea prudente: la Cina, maggiore partner commerciale di Kiev, non ha riconosciuto l’annessione russa della Crimea e nonostante i grandi accordi economici e sul gas con Putin invita «le parti a esercitare moderazione e a evitare che la situazione vada fuori controllo». Inoltre, la Turchia, «membro della Nato», che ha espresso il suo appoggio all’integrità territoriale dell’Ucraina, resta saldamente «legata alla Russia di Putin da cui riceve la maggior parte del gas, con cui ha in costruzione centrali nucleari e dalla quale ha persino acquistato le batterie anti-missile S-400».

3. Ridimensionamento politico e militare dell’Europa.

Alberto Negri sottolinea la rottura tra Russia ed Europa: « la Russia si allontana dall’Europa in una deriva tragica per gli europei e per gli stessi cittadini russi»; ma anche il fatto che «la Germania conta nulla e rischia di perdere la centralità che aveva con Merkel»; la teatralità del presidente francese («Macron è un gesticolatore») e la sudditanza opaca degli altri statisti europei («gli altri non esistono, se non quelli dell’Est, in prima linea come i polacchi»). L’evidenza di questa subordinazione degli europei Negri la  ravvisava – ricordare che l’articolo è del 25 febbraio – nelle  misure «paralizzanti» annunciate dagli Usa (e negli ultimi giorni ormai scandalosamente confermate [1]), che «investono il sistema finanziario» e colpiranno anche «il settore energetico». E prevedeva tempi duri: «L’Italia e l’Europa importano oltre il 40% dei loro consumi di gas dalla Russia e il 25% del petrolio, in pratica la guerra di Putin contro l’Ucraina finora l’abbiamo finanziata anche noi. Così siamo al punto che non ci restano altre alternative che sopportare le conseguenze di un conflitto che arriva diritto dentro le nostre case colpendo il portafoglio e le speranze di pace».

[1] 27 febbraio 2022

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Stato d’animo: Angst!

Tabea Nineo 2011

Dubbi balbettati e  da sotterrare – si spera –  con ragionamenti

di Samizdat

Scoppia un’altra guerra? Magari mondiale? E che possiamo fare? Leggerci i commentatori di fiducia? Ne esistono? Rivedere quel che avevamo  detto ad una delle guerre precedenti (del Golfo 1990;  in Jugoslavia 1991; in Afghanistan 2001; in Siria 2011, in Libia 2014 )? Ricordare che ce ne sono tante al mondo? Ma non sai che la realtà è ancora peggio di quella che ti raccontano? Dar ragione a Gunther Anders e al suo “L’uomo è antiquato”? E poi? Tifare e sbeffeggiarci tra noi: Biden sì, Putin no; o viceversa? Che brutto sport! Metterci in posa da strateghi e spiegare la logica di Putin, di Biden e concludere: Eh, che furbacchiona la Cina che  sta a guardare gongolando tra i due litiganti?  Rammaricarci che manco il pacifismo esiste più? Coltivare il nostro orticello? (Ce l’hai)? Rileggersi un saggio sullo stoicismo per sotterrare ogni speranza di civiltà? Rileggere “Madre Courage”  o l’arte di arrangiarsi dei poveri? Ripetersi: tutto è stato già detto. Nulla (di buono e ragionevole) è stato fatto? Angst! Tacere?

 

complessità

Oltre l’analogia

Poliscritture 3: presentazione

di Paolo Di Marco

a) Temi

complessità

La scienza ha due nemici insidiosi perché provengono anche dalla sue stesse file: l’analogia e la linearità.

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