Archivi categoria: Letture d’autore

Incontri e confronti con gli autori che ci parlano

Su “Il mondo come un clamoroso errore” di Paolo Polvani

 di Luigi Paraboschi

Con questa raccolta edita da “Pietre vive”, Polvani, già noto per numerose altre pubblicazioni poetiche di valore, ha espresso tutta la sua filosofia di vita dentro il titolo stesso : il mondo è – a suo parere – il frutto di una serie di colossali sbagli, e attraverso  poco più di una trentina di testi, tenta di convincere il lettore della validità della sua affermazione, dalla cui concretezza siamo talvolta tutti persuasi a seconda delle nostre formazioni etiche, politiche o religiose. Continua la lettura di Su “Il mondo come un clamoroso errore” di Paolo Polvani

Il giovane Holden

di Davide Morelli

Quel lunatico e schivo di Salinger ha piazzato uno dei più grandi romanzi americani con “Il giovane Holden”. Di sè ha sempre fatto sapere poco al mondo. Ha sempre fatto vita ritirata ed appartata. E’ sicuramente il più schivo e riservato dei grandi scrittori americani del ‘900. Tempo fa su un settimanale vidi una sua foto, o meglio un suo mancato ritratto fotografico: infatti il fotografo era riuscito a riprendere la sua figura, ma Salinger era riuscito a tapparsi il volto con la mano. La foto quindi non permetteva una completa lettura del suo viso. Ma veniamo al romanzo. Il giovane Holden innanzitutto è innovativo per la continuità impressionante del gergo giovanile. Dall’inizio alla fine del romanzo Salinger utilizza Continua la lettura di Il giovane Holden

“Il Demone” di Michail Lermontov

lermontov

Strofa XV del poema (prima parte) nella traduzione di Paolo Statuti
con la prefazione di Antonio Sagredo

Pubblico la quindicesima strofa della prima parte de «Il Demone» di Lermontov nella nuova traduzione di Paolo Statuti e la prefazione di Antonio Sagredo che l’accompagna, e ringrazio pubblicamente entrambi. Noi di Poliscritture sappiamo poco di Lermontov, ma la prefazione di Sagredo dà interessanti notizie sull’autore, sul poema stesso, al quale lavorò ossessivamente per quasi un’intera e purtroppo breve vita, e sul rapporto tra Lermontov e il pittore simbolista russo Michail Aleksandrovič Vrubel’ (1856-1910), che dipinse tre quadri per «Il Demone» e molti altri abbozzi. Il mito dell’amore tra il Demone, angelo decaduto bellissimo, e Tamara, una principessa georgiana, è assolutamente romantico per l’accento posto sulla sconfinata e alla fine insuperabile solitudine del protagonista, condannato alla condizione del «ribelle distrutto». Quasi a indicare l’inesauribilità di tale mito, Sagredo sottolinea che lo ritroviamo, oltre che in Lermontov, in vari autori e per tutto l’Ottocento e fino agli inizi del Novecento in alcuni poeti futuristi, specie in Majakovskij. Eppure, a mio parere, la storia non passa invano anche per i miti; e, per approfondire il rapporto complesso tra mito e storia mi piacerebbe confrontare le costanti del primo ma anche le differenze che i vari autori, calati comunque nel loro periodo storico, vi hanno apportato. Sul valore della traduzione di Paolo Statuti e sulla sua capacità di rendere la musicalità del verso di Lermontov per mia incompetenza non sono in grado di pronunciarmi, ma accolgo volentieri l’opinione di Sagredo, che, quasi in risposta ai dubbi dello slavista E. Bazzarelli, il quale – vedi nota 5 – ha scritto: «Tutta la strofa XV è un mirabile esempio di poesia musicale. La traduzione non può rendere la magnifica orchestrazione dei versi», considera pregio maggiore di questa traduzione di Paolo Statuti proprio la musicalità, così presente e ben dosata. [E. A.]

Continua la lettura di “Il Demone” di Michail Lermontov

Su “PARTITA Penelope” di Simone Di Biasio

di-biasio-copertina-partita-penelope

di Luigi Paraboschi

Come appare dal sottotitolo (monologo in versi) questa breve silloge  di poesie si può definire “ monologo “ in  quanto l” IO narrante è quello di Ulisse,  sgomento e abbattuto  di fronte alla scoperta che al suo ritorno dopo venti anni,  la  consorte tanto vagheggiata nel tempo,  se ne è andata ,  come si legge nel suo cantare  sconsolato :

                                      ma io aspetto qui la tua assenza /  aspetto su questo sradicato ulivo la tua essenza

Confesso che a me,  uomo del nostro tempo ma ancora memore di ricordi scolastici, la figura di questo guerriero  un poco troppo furbastro non ha mai convinto completamente. Continua la lettura di Su “PARTITA Penelope” di Simone Di Biasio

Su Paul Celan

paul-celan

di  Donato Salzarulo

Di lui e della sua poesia avevo sentito parlare. Forse addirittura avevo letto qualcosa. Distrattamente come spesso capita. Poi nel secolo scorso – poteva essere il mese di maggio del Novantasei -, in una di quelle mie periodiche incursioni in libreria, adocchiai un volumetto bianco della collezione Einaudi di poesia: «Di soglia in soglia».
Il titolo mi attirò. Soglia è parola che sento mia. Rima con voglia, foglia. E l’esistenza non è un vagare di soglia in soglia con in testa il sogno della casa-identità? E tante volte non si rimane sulla porta a bussare? Continua la lettura di Su Paul Celan

“Domani” di Velio Abati: noterelle di lettura

abati-domani-libro

di Roberto Bugliani

Se non il quadro in sé, un acquerello dipinto da Paul Klee nel 1920 e titolato Angelus Novus, è nota la lettura allegorica fatta da Walter Benjamin di questo “angelo che sembra in atto d’allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta” (Sul concetto di storia, tesi IX, nella traduzione di Renato Solmi, Angelus Novus, Einaudi 1962, pp. 76-77). Continua la lettura di “Domani” di Velio Abati: noterelle di lettura

La Poesia secondo Gianmario Lucini

lucini-oensiero-poetico

Appunti su «Pensiero poetico e critica integrale dell’arte» (CFR 2013) 
per la serata del prossimo 14 ottobre 2016 a Rovellasca su Lucini. 
Scaletta del mio intervento.

 di Ennio Abate

1.

Alla base della scrittura saggistica di  Gianmario Lucini troviamo un’insofferenza etica potente contro ogni concezione  che intenda la poesia come  attività specialistica, professionale,  autonoma o regolata esclusivamente da leggi interne al suo un campo. Continua la lettura di La Poesia secondo Gianmario Lucini

Sulla presentazione a Milano di “Come ci siamo allontanati”

Da sinistra: Gianni Turchetta, Paolo Giovannetti, Maurizio Gusso
Da sinistra: Gianni Turchetta, Paolo Giovannetti, Maurizio Gusso

di Ennio Abate

E allora ci siamo allontanati o no da Franco Fortini? E chi si è allontanato? E di quanto? E perché? Ed è fatto inevitabile, necessario, positivo, negativo? Queste alcune delle domande che mi facevo ieri (21 settembre 2016) prima e durante la presentazione di “Come ci siamo allontanati. Ragionamenti su Franco Fortini” (Arcipelago Editore di Luciano Duò: qui) alla Libreria popolare di Via Tadino a Milano. La serata bella – perché condotta cordialmente da Paolo Giovannetti, partecipata (un pubblico attento di persone amiche e ben motivate), con due problematiche e non ingessate relazioni di Maurizio Gusso e Gianni Turchetta – alcune risposte su cui meditare ha offerto e le riassumo a modo mio e per punti così: Continua la lettura di Sulla presentazione a Milano di “Come ci siamo allontanati”

Discutendo di “Quarto potere” di Orson Welles

(recensione)

(finale)

di Franco Nova

“Quarto potere” (“Citizen Kane”) di Orson Welles è uno dei tre film da me preferiti, assieme a “La corazzata Potemkin” (il capolavoro di Eisenstein, gustosamente definito da Villaggio-Fantozzi “una cagata pazzesca”) e “La grande illusione” di Renoir. Certamente, giudico appena staccati di un’incollatura altre decine e decine di capolavori (del muto come del sonoro, in bianco e nero e a colori), che non elenco per l’impossibilità di ricordarli tutti; nemmeno la metà e ancora meno di così. Continua la lettura di Discutendo di “Quarto potere” di Orson Welles