Archivi tag: Walter Benjamin

Riordinadiario 1998

Tabea Nineo, Nel bosco di Vicosoprano, 1992

di Ennio Abate

5 gennaio

Leggendo/rileggendo Fortini (Disobbedienze)

Pur leggendo i suoi articoli su il manifesto e Quaderni piacentini per tutti gli anni ’70, ero distante dal suo modo di pensare e problematizzare, condizionato parecchio dall’essere studente lavoratore e militante di Avanguardia Operaia. Non è stato un caso che cominciai a intendere meglio le sue critiche dal 1977. La mia lettura di Questioni di frontiera avvenne quando già ero uscito nel 1976 da Avanguardia Operaia che confluiva in Democrazia Proletaria.

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La pop-narrativa fessbucchiana di Lanfranco Caminiti

Foto presa dalla pagina FB di Lanfranco Caminiti

di Samizdat

Di Lanfranco Caminiti ho già pubblicato su Poliscritture un bel racconto (qui) sugli effetti dell’epidemia da coronavirus al Sud. Oggi voglio segnalare tre pezzi brevi che ho letto giorni fa sulla sua pagina Facebook. E che etichetterei (positivamente, eh!) come esempio pionieristico di pop-narrativa fessbucchiana. Per l’arguzia, la capacità di sfottere e sfottersi e di alleggerire gli argomenti complicati o drammatici senza mai lasciarsi sfuggire il loro nucleo serissimo e spesso tragico. Tra l’altro gli amici e le amiche che commentano sulla sua pagina sono davvero un “coro”, altrettanto capace di tenere botta alle sue acrobazie narrative e fare con lui “teatro” didattico-politico a beneficio di tutti. Mi azzardo a dire che sono riusciti a costruire su Facebook – luogo di alienazione e dannazione delle buone idee – non un salottino spocchiosetto di cicisbei e madamine saccenti, ma lo spazio elementare del narrare di cui parlò Benjamin a proposito di Leskov: L’esperienza che passa di bocca in bocca è la fonte a cui hanno attinto tutti i narratori. E fra quelli che hanno messo per iscritto le loro storie, i più grandi sono proprio quelli la cui scrittura si distingue meno dalla voce degli infiniti narratori anonimi. (Walter Benjamin, Il narratore. Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov, Einaudi, Torino, 2011). Questa capacità di commentare episodi degni di nota e di condividerli con i propri simili, sviluppando una coscienza collettiva, è antichissima. Ho letto che i primi “narratori” della storia possono essere considerati gli uomini primitivi, i quali – ritrovatisi attorno al fuoco alla sera – scambiavano i propri racconti di vita fra loro, nella speranza di rendere più semplice il futuro agli altri membri del clan, mettendoli a conoscenza di possibili pericoli e nuove scoperte. Mi pare che quel rito si ripeta oggi su questa pagina di Facebook in forma originale e vivace. Auguri a Lanfranco e al suo “coro”. [E. A.]

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Di tutta l’erba un fascio

di Alessandro Scuro

Nel 1928, nel breve testo intitolato «La conquista dell’ubiquità», Paul Valéry scriveva: «Da vent’anni a questa parte né la materia, né lo spazio, né il tempo sono più ciò che da sempre erano». L’autore francese si riferiva alle profonde trasformazioni che uno sviluppo tecnico senza precedenti aveva indotto nei decenni precedenti, a partire dal principio del secolo, e a quelle imminenti, che ulteriori avanzamenti avrebbero provocato di lì a poco. A stimolare Continua la lettura di Di tutta l’erba un fascio

Il paesaggio reinventato

di Angelo Australi

Alcuni anni fa mi è capitato di andare per lavoro a Padova con il responsabile dell’Ufficio Ambiente del Comune di Fiesole. Si chiama Mario. Mario Cantini. Geometra Mario Cantini. Continua la lettura di Il paesaggio reinventato

I quaderni di Italo VII

di Italo Lo Vecchio

 

 

Cinguettio della sera

Vladimiro Giacché @Comunardo

C’è qualcuno a Bruxelles in grado di spiegare agli USA che non è una buona idea scatenare la WWIII per difendere terroristi e tagliagole ?

 

Cinguettio del mattino

blu mirtillo @blumirtillo

Chiedere ai popoli di pagare per non nuocere ai responsabili della loro stessa miseria. E la cosa grottesca è che molti acconsentono.

L’autobus rombava sordo e minaccioso, ma la sua silohuette ammaccata non incuteva paura a nessuno. Emetteva ansimi e singulti a raffica attaccando i tornanti stretti e infidi della montagna a strapiombo sulla valle, corredati da strepiti di ferraglia e una fetenzia di fumo nero che scorreggiava dal tubo di scappamento. Continua la lettura di I quaderni di Italo VII

Girona-Portbou

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Resoconto del ciclo 2016 di conferenze su Benjamin
organizzato dall’Università di Girona

di Alessandro Scuro

Portbou è il primo villaggio catalano sulla costa mediterranea, alle pendici dei Pirenei. Si scende per una strada tortuosa scavata nella roccia, dominando all’orizzonte il mare oltre la rada. Se il panorama è incantevole e degno di una cartolina, lo stesso non si può dire a prima vista del paese: un porticciolo turistico e alcune moderne palazzine, incastrate tra i vecchi edifici rimasti in piedi dai bombardamenti della guerra civile, intorno all’unica spiaggia. Già da lontano, però, quel che nota l’occhio per primo è l’immenso edificio della stazione ferroviaria internazionale, decisamente sproporzionato rispetto all’estensione dell’abitato. Continua la lettura di Girona-Portbou

“Domani” di Velio Abati: noterelle di lettura

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di Roberto Bugliani

Se non il quadro in sé, un acquerello dipinto da Paul Klee nel 1920 e titolato Angelus Novus, è nota la lettura allegorica fatta da Walter Benjamin di questo “angelo che sembra in atto d’allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta” (Sul concetto di storia, tesi IX, nella traduzione di Renato Solmi, Angelus Novus, Einaudi 1962, pp. 76-77). Continua la lettura di “Domani” di Velio Abati: noterelle di lettura

Gabriel Celaya: la poesia è un’arma carica di futuro

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di Alessandro Scuro

Interessato in gioventù alle sperimentazioni formali e alle elucubrazioni oniriche dell’arte per l’arte, come la maggior parte dei suoi coetanei, Gabriel Celaya fu tra i molti che in seguito agli eventi del 18 luglio del 1936 trovarono inadeguati quei versi raffinati, colpevoli quegli artifici indifferenti ad una realtà che non poteva più essere ignorata senza complicità. I poeti in erba degli anni precedenti alla guerra, inevitabilmente influenzati dalla Generación del 27, si ritrovarono a vivere il dilemma maireniano, travolti da una barbarie che la ragione non poteva sopportare. La morte, l’esilio e il silenzio rassegnato al quale la censura e la repressione fascista avevano costretto i superstiti, lasciava quei giovani orfani della maggior parte dei propri riferimenti. Impossibile per loro mostrarsi docili verso l’ordine immutabile delle cose, dopo aver visto stravolgere con i propri occhi speranze e possibilità, soffocate dalla tradizione più nefasta. Continua la lettura di Gabriel Celaya: la poesia è un’arma carica di futuro

Collioure-Portbou. Machado e Benjamin sul cammino dell’esilio.

 

benjamin per Scuro

di Alessandro Scuro

Sostenitore della prima ora, Machado si era nel tempo dimostrato scettico a proposito dell’operato della Società delle Nazioni, dopo che le potenze firmatarie avevano tacitamente permesso a quel «facchino presuntuoso» di Mussolini l’invasione dell’Abissinia[1]. Continua la lettura di Collioure-Portbou. Machado e Benjamin sul cammino dell’esilio.

Juan de Mairena. Lezione: sul concetto di storia

Mairena

A FIOR DI TEMPO (1)

di Alessandro Scuro

Con questa prima lezione Alessandro Scuro inizia un’esplorazione a puntate della letteratura spagnola. Poliscritture ringrazia per questa preziosa collaborazione. [E. A.]

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L’immagine più nitida della storia, intesa come speranza irrealizzata da attizzare e alimentare e non come cenere delle passioni ormai estinte del passato, può essere resa con l’espressione contenuta nei versi di una canzone popolare ecuadoriana, cantata tra gli altri, da Paco Ibáñez, il cantore dei poeti. Proprio con questi intenti il cantore valenciano, a partire da metà degli anni Cinquanta, ha dedicato la vita intera a musicare una sterminata antologia musicale a partire dall’opera di autori di lingua spagnola e non solo. L’espressione «a flor de tiempo» con il quale l’autore descrive le immagini del passato, degli amori e delle illusioni, che si affacciano al suo sguardo in punto di morte, si utilizza qui come indicativa di una ricerca volta, secondo la definizione di Walter Benjamin, a «spazzolare la storia in contropelo».

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